Professioni sanitarie occupazione: 87,9% lavora dopo la laurea
Il XXVIII Rapporto AlmaLaurea 2026 certifica tassi di occupazione record e il 90% dei laureati giudica efficace il proprio percorso di studi.
Professioni sanitarie occupazione: i dati AlmaLaurea 2026
Il XXVIII Rapporto annuale del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea certifica un dato che pochi altri settori possono vantare: la professioni sanitarie occupazione raggiunge un tasso dell’87,9% a un anno dal conseguimento della laurea. Un risultato che colloca quest’area tra le più performanti dell’intero panorama universitario italiano.
Nel dettaglio, le professioni dell’area tecnica si attestano all’84,9%, quelle della riabilitazione all’88,5% e quelle della prevenzione al 77,9%. Tutti i profili si muovono in una forbice tra il 70 e il 90%, senza eccezioni di rilievo.
Il 90% giudica “efficace” il percorso di studi
Accanto ai dati sull’occupazione, il Rapporto AlmaLaurea misura anche un parametro più soggettivo: l’efficacia percepita del percorso accademico rispetto al lavoro poi effettivamente svolto. Per le professioni afferenti agli Ordini TSRM e PSTRP, la media sfiora il 90%. Un segnale di coerenza tra formazione e sbocchi concreti che non è scontato, specialmente in un mercato del lavoro dove molti laureati lamentano il contrario.
A questo si aggiunge la soddisfazione per il lavoro svolto, con una valutazione media di 8 su 10: le professioni sanitarie sembrano offrire non solo stabilità occupazionale, ma anche un senso di appartenenza e gratificazione personale.
Catania (TSRM e PSTRP): “Competenze immediatamente spendibili”
Diego Catania, Presidente della Federazione nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP, commenta così i risultati: «I dati parlano chiaro: le competenze delle professioni sanitarie che rappresento sono fondamentali per la tenuta del sistema salute, nonché immediatamente spendibili nel mondo del lavoro. Nel panorama incerto dell’occupazione giovanile, investire in un percorso di studi di area sanitaria tecnica, della riabilitazione e della prevenzione significa garantirsi un percorso lavorativo solido e sicuro, e gettare le basi per una professionalità in continua evoluzione».
Catania sottolinea anche il ruolo attivo degli Ordini nella formazione: «La misura di efficacia stimata dagli intervistati è una cartina al tornasole della qualità dei nostri percorsi accademici, che si mantengono allineati alle aspettative del mondo del lavoro grazie al continuo dialogo con l’istituzione ordinistica. L’Ordine, infatti, partecipa attivamente alla definizione del fabbisogno universitario e degli standard formativi, valuta le competenze dei laureandi grazie ai Commissari di laurea, nominati in seno alle Commissioni di albo, e svolge un imprescindibile ruolo di orientamento e ponte tra realtà universitaria e mondo del lavoro».
Un messaggio ai neodiplomati in vista del test di settembre
Con il test di ammissione ai corsi di laurea delle professioni sanitarie fissato per mercoledì 16 settembre, Catania rivolge un messaggio diretto a chi deve ancora scegliere: «Si parla sempre di scarsa attrattività delle professioni, ma per una volta parliamo di chi sceglie di intraprendere questi percorsi, riscontrandone inequivocabilmente la qualità, l’allineamento tra competenze acquisite e aspettative professionali e la tempestiva collocazione occupazionale. Si tratta di leve importanti, che mi auguro sempre più giovani prendano in considerazione nella scelta del percorso universitario. Di fronte a un orizzonte caratterizzato da cambiamenti rapidi e su larga scala, dove l’intelligenza artificiale minaccia di riscrivere le prospettive e l’esistenza stessa di numerosi profili, le professioni sanitarie “non passano di moda”: il loro ruolo si evolve di pari passo con le nuove tecnologie, mantenendosi sempre rilevante e attuale».
La sintesi è affidata a un’ultima battuta: «Scegliere un percorso di laurea nelle professioni sanitarie non è (solo) una vocazione, ma un vero e proprio investimento per il futuro».
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