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Salvini segretario Lega, riconfermato a Milano con il 76%

Al congresso di Milano 465 voti al leader e 146 a Massimo Garavaglia, che sfiora il 24 per cento. Il partito cambia simbolo in «Lega Italia federale».

DI REDAZIONE EDIC. · 26 OTTOBRE 2026 · ONLINE ALLE 08:06 · ⏱ 3 MINUTI DI LETTURA
salvini

Con 465 voti su 611 validi, il congresso di Milano ha riconfermato Matteo Salvini segretario della Lega per altri quattro anni. Allo sfidante Massimo Garavaglia sono andati 146 voti, otto le schede bianche e nulle: al leader il 76%, al senatore lombardo quasi il 24.

Il congresso era stato convocato dallo stesso Salvini per chiudere la partita con la fronda nordista. Il risultato gli consegna il quarto mandato, ma senza l’acclamazione delle volte precedenti e con una novità che riguarda l’immagine del partito.

Nuovo simbolo e segreteria politica da comporre

Alle elezioni il Carroccio si presenterà come «Lega Italia federale», senza più il nome del segretario nel simbolo. Salvini ha chiesto una o due settimane per definire la segreteria politica, organismo introdotto con le modifiche allo statuto. Su Luca Zaia ha assicurato che resta «prezioso» e che darà una mano alla squadra. Circola l’ipotesi di affidare all’ex presidente del Veneto una vicesegreteria unica.

Il voto segreto e i nomi scritti a mano

Per la prima volta i delegati hanno votato a scrutinio segreto, scrivendo il nome a mano sulla scheda. Una modalità che ha alimentato in alcuni il sospetto di conteggi gonfiati a favore del segretario, con il nome scritto in più forme. Salvini, dal canto suo, ha glissato sull’esito delle urne.

Lo scontro con i cronisti

Durante i lavori i giornalisti sono stati sistemati in un piano diverso da quello della sala principale, con accesso consentito solo se accompagnati o nelle pause. Una scelta che il leader ha rivendicato: «Da giornalista iscritto all’ordine ho chiesto io agli organizzatori di lasciarli sotto, per non inquinare delegati e militanti che non meritano di essere circondati da certa gente». E ancora: «Ho letto che Repubblica e Corriere hanno già fatto le liste elettorali. Tutte cazzate da prima Repubblica», opera di cronisti «servi» che «sono qua solo per fare il male della Lega».

Il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, risponde: «Per Salvini i giornalisti si dividono in servi e amici. Come in Russia, in Cina e nei regimi totalitari». La segretaria della Fnsi, Alessandra Costante, lo invita a restituire la tessera e aggiunge: «Ci chiediamo per quale motivo continui a voler mantenere l’iscrizione ad un ordine di servi».

Soldi e armi all’Ucraina

Prima dell’apertura delle urne, dal palco Salvini ha annunciato che in Consiglio dei ministri chiederà di interrompere l’invio di denaro e armamenti a Kiev, cercando l’avallo della sala: «Alzi la mano chi ritiene che io abbia questo mandato per portare questa nostra posizione». La linea ha convinto l’ala più radicale e trova d’accordo Zaia: «Sennò quella guerra diventerà il nostro Afghanistan».

Il 24% di Garavaglia e le voci interne

Lo sfidante, senatore vicino a Giancarlo Giorgetti e sostenuto da Attilio Fontana e Massimiliano Romeo, rivendica il risultato. «La mia candidatura era per dare voce ad anime differenti che ci sono. Dopodiché si lavora tutti insieme. Però negare l’evidenza non fa bene a nessuno», dice. Gli fa eco Romeo, secondo cui «quel disagio non era un’invenzione, ma un disagio che non può essere ignorato, e soprattutto non solo lombardo».

In sala i toni restano distesi, a parte l’intervento di Silvia Sardone, in corsa come sindaca di Milano, che chiede «una Lega d’attacco e non una Lega democristiana». Giorgetti ammette i problemi, «chiaramente ne abbiamo», e indica la strada: «Facciamo salire in squadra quelli che hanno dimostrato sul territorio di riuscire a produrre consenso». Garavaglia usa un’immagine calcistica e invita a pescare «dal vivaio dove abbiamo fuoriclasse che tutti ci invidiano» anziché cercare «il super calciatore sul mercato». Un anno fa Roberto Vannacci saliva sul palco con la tessera appena presa; ora, nel partito, il generale è «un traditore».

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