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Protesta autotrasportatori Sicilia, rifornimenti a rischio

Distributori a secco e scaffali vuoti in Sicilia, Calabria e Puglia per i blocchi dei tir contro il caro gasolio. Il governo convoca le sigle per il 27 ottobre.

DI REDAZIONE EDIC. · 17 OTTOBRE 2026 · ONLINE ALLE 06:59 · ⏱ 2 MINUTI DI LETTURA
Sciopero Tir

Pompe a secco, scaffali semivuoti nei supermercati e difficoltà alla circolazione: è il bilancio della giornata di protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio, che ha colpito la Sicilia insieme a Calabria, Campania e Basilicata. I blocchi, organizzati da comitati spontanei e sigle minori, hanno causato problemi alle consegne di carburanti e generi alimentari, mentre a Taranto gli operai dell’ex Ilva hanno rimosso i presidi sulle strade statali e davanti ai varchi della raffineria Eni, permettendo la ripresa degli approvvigionamenti.

Il tentativo del governo di disinnescare la protesta non ha avuto, almeno per ora, l’effetto sperato. Mercoledì sera il ministro Matteo Salvini ha convocato le associazioni di categoria per il 27 ottobre, con l’ipotesi di anticipare l’incontro al 20. Conftrasporti e Unatras hanno congelato le iniziative già annunciate, ma i comitati spontanei e le sigle più piccole hanno proseguito i blocchi, lamentando di non aver ricevuto la stessa attenzione riservata alle associazioni maggiori.

Perché protestano i camionisti

Al centro della mobilitazione non c’è soltanto il prezzo del gasolio, ma anche la liquidità delle imprese e il peso del fisco. Il carburante rappresenta la prima voce di costo variabile per gli autotrasportatori: oggi il gasolio supera i 2,24 euro al litro, 43 centesimi più di febbraio. L’aumento, denunciano le sigle, spesso non si trasferisce ai committenti, soprattutto i più grandi, che rifiutano di applicare la clausola di fuel surcharge.

C’è poi il nodo dei tempi. Il gasolio si paga alla pompa o ogni 7-15 giorni, mentre il trasporto viene fatturato a 60, 90 o 120 giorni: ogni rincaro va anticipato con capitale circolante. Con il diesel stabilmente sopra i 2 euro, secondo gli autotrasportatori un’impresa su cinque rischia la chiusura entro fine anno.

Aiuti scaduti e richieste al governo

I piccoli autotrasportatori riconoscono che negli ultimi mesi ci sono stati sostegni pubblici, ma denunciano che sono durati poco. Il credito d’imposta da 300 milioni complessivi è stato prorogato fino al 5 settembre. Lo sconto sulle accise del gasolio, sceso da 20 a 10 centesimi a maggio, è terminato il 6 ottobre. Più che nuovi sconti temporanei, le sigle chiedono certezze sui crediti, adeguamenti di prezzo vincolanti nei contratti e tempi di pagamento più brevi, perché ogni stop ai sussidi si riflette subito sul prezzo alla pompa.

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