Fratelli d’Italia chiede di includere le famiglie numerose, la Lega di limare il superbollo. Le regioni chiedono chiarimenti al Mef.
Fratelli d’Italia chiede di includere le famiglie numerose, la Lega di limare il superbollo. Le regioni chiedono chiarimenti al Mef.
Il testo non è ancora arrivato in Parlamento e nella maggioranza c’è già chi lavora a modifiche all’abolizione del bollo auto per motocicli e vetture di piccola e media cilindrata. Fratelli d’Italia vuole far entrare nella misura le famiglie numerose, la Lega punta invece a ridurre il superbollo. Tutte proposte che allargano la platea dei beneficiari e, con quella, il costo per lo Stato.
Dai kilowatt alle famiglie numerose
Marco Osnato, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Finanze della Camera, ragiona su come includere i nuclei con più figli, «magari aumentando i kilowatt per queste categorie». Il ragionamento è semplice. Chi ha più di tre figli si muove con monovolume da 150 kW di potenza, quindi ben oltre la soglia degli 80 kW fissata dalla norma.
Il vicepremier Matteo Salvini guarda invece al superbollo, la sovrattassa che grava su chi possiede una vettura oltre i 185 kW, una fascia lontana da quella per cui il decreto è stato scritto. Il ministero dei Trasporti ha già messo in fila i numeri. La sovrattassa vale circa 250 milioni di euro l’anno di introito, comprese le auto di una certa potenza «di chi le usa per lavoro», come agenti di commercio e tassisti. Secondo Salvini, però, l’intervento costerebbe attorno ai 50 milioni.
Il taglio strutturale e i 2,3 miliardi
La premier Giorgia Meloni resta convinta di poter rendere il taglio «strutturale», cioè di prevedere nella prossima manovra le risorse per coprire l’intero triennio di bilancio. Il punto di partenza sono i 2,3 miliardi necessari a compensare le regioni nel 2027, cifra contenuta nel decreto carburanti che ieri ha compiuto gli ultimi passi verso l’entrata in vigore, con l’emanazione del presidente Sergio Mattarella e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Un passaggio arrivato in tempo utile per non interrompere lo sconto sulle accise del diesel, prorogato fino al 5 ottobre.
Le regioni chiedono conto al Tesoro
Anche gli enti locali hanno iniziato a calcolare, e i conti non tornano. Per il governatore della Toscana, Eugenio Giani, la norma è «palesemente incostituzionale». Scettico il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele De Pascale, mentre dalla Puglia Antonio Decaro segnala «l’ottimo tempismo» di una misura così popolare. Il timore è che i 2,3 miliardi non coprano il mancato gettito e che una parte del costo finisca sulle spalle delle regioni.
Per ottenere «delucidazioni sulle compensazioni previste», nei prossimi giorni la Conferenza delle Regioni, presieduta da Massimiliano Fedriga, incontrerà il ministero dell’Economia. Il rischio che gli amministratori vogliono scongiurare è quello di dover alzare l’Irpef regionale per tappare eventuali buchi, sostituendo una tassa con un’altra.
Lo scambio tra Meloni e Renzi
Matteo Renzi ricorda alla presidente del Consiglio che, quando la cancellazione del bollo la proponeva lui, veniva liquidato come «mago della distrazione di massa». La replica di Meloni: «Bravo Matteo. Oggi hai scoperto la differenza tra annunciare e realizzare». Il leader di Italia Viva chiude lo scambio mentre la premier è in volo verso Oslo: «Stacca i social e torna a lavorare a Palazzo Chigi, che ti paghiamo per questo».
Benzina a 2,143 euro, gasolio a 2,266
Nonostante il taglio delle accise, i prezzi alla pompa continuano a salire. Ieri, sulla rete stradale, il self service ha segnato 2,143 euro al litro per la benzina, secondo i dati dell’Osservatorio del ministero delle Imprese. Nello stesso giorno, l’ultimo con lo sconto pieno da 17 centesimi, il gasolio è salito a 2,266 euro al litro, dai 2,132 di mercoledì scorso. Da oggi e fino a venerdì prossimo la riduzione scende a 12,2 centesimi, e per misurarne l’effetto sui distributori serviranno alcuni giorni.
Consumi piatti e la critica degli economisti
Le abitudini degli automobilisti, per ora, non sono cambiate. «Le vendite sono praticamente flat (piatte) se confrontate con quelle pre-Covid», dicono dall’Unem, l’associazione dei petrolieri italiani, guardando ai primi sette mesi dell’anno. Ad agosto la benzina ha registrato un aumento del tre per cento, ai massimi da quindici anni, mentre il diesel ha segnato un meno 0,3%, pari a seimila tonnellate. Il dato medio nasconde due andamenti opposti, con il canale rete dei distributori tradizionali in calo di due punti e l’extrarete, gli hub per bus e camion delle aziende di autotrasporto, in crescita dell’1,8%.
Consumi quasi fermi, quindi, con la verde che il mese scorso è costata quasi 30 centesimi in più rispetto ad agosto 2025 e il gasolio 46 centesimi in più, «nonostante il calo temporaneo dell’accisa», si legge nell’ultimo rapporto dei petrolieri. Il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, aveva spiegato a Repubblica che, «da economista», prorogare lo sconto sulle accise con i nodi sulla catena delle forniture e le tensioni in Medio Oriente «è sbagliato», perché «i consumatori devono pagare di più e ridurre i consumi». Per la stessa ragione aveva bocciato anche gli sconti selettivi in base al reddito. Sulla stessa linea Marcello Messori, ex direttore della Luiss School of European Political Economy: «Interventi tampone come quelli sulle accise hanno l’effetto di spingere la domanda di carburanti e simili, quindi di sostenerne il prezzo. Nulla di più».
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