Centrodestra siciliano, tensione sul dopo Schifani
Fratelli d’Italia pronto a correre per la presidenza della Regione se Schifani non sarà ricandidato. Attesa per il vertice con Tajani
Il commissario regionale di Fratelli d’Italia, Luca Sbardella, mette in fila una lista di nomi pronti a correre per la presidenza della Regione se Renato Schifani non dovesse ricandidarsi. La crisi politica nel centrodestra siciliano, aperta dal dietrofront di Forza Italia sull’ipotesi di un secondo mandato per il governatore, resta appesa all’incontro di martedì tra Schifani e il segretario nazionale azzurro Antonio Tajani, vertice che dovrebbe stabilire i tempi di un’eventuale uscita da Palazzo d’Orleans.
I nomi di Fratelli d’Italia
Sbardella non si sbilancia su un candidato preciso, ma lascia intendere che il partito non resterà a guardare. «Andava bene fare un passo indietro di fronte al bis di Schifani, ma se non sarà lui a correre, allora il passo sarà in avanti, perché il nostro schieramento è pieno zeppo di nomi validissimi», dice. Tra le caselle disponibili cita gli assessori regionali Aricò, Savarino e Scarpinato (restando fuori dall’elenco l’assessore Amata, sotto inchiesta), gli eurodeputati Ruggero Razza e Giuseppe Milazzo, il sindaco di Catania Enrico Trantino e la deputata Carolina Varchi, il capogruppo Giorgio Assenza e perfino il ministro Nello Musumeci. «Se dimissioni saranno, gradiremmo avvenissero solo dopo la Finanziaria, senza lasciare l’Isola alla deriva», aggiunge.
Forza Italia, Minardo si tira indietro
Sul fronte azzurro il commissario Nino Minardo prende le distanze dall’ipotesi di una propria candidatura, lasciando campo al vicepresidente della Camera Giorgio Mulè. «Sono lontano anni luce da questi giochini da House of Cards. Sono totalmente assorbito dall’impegno per Forza Italia in Sicilia, dal mio lavoro come presidente della commissione Difesa della Camera e come parlamentare», spiega.
Schifani: «Il cambio di passo della Sicilia»
Intervenuto ad Alcamo per un convegno dell’Udc, Schifani evita il tema delle dimissioni e si concentra sui dati economici della sua giunta. Cita il disavanzo di 4 miliardi trasformato in un avanzo da 5,2 miliardi, le entrate tributarie cresciute di 5 miliardi «senza alzare la pressione fiscale» e il miglioramento del rating della Regione, segnando quella che definisce «la differenza tra annunciare e governare».
Le reazioni di Udc e M5S
Il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa invita il centrodestra alla responsabilità, chiedendo di «dare una mano all’azione del presidente, nell’auspicio che continui il suo mandato tranquillamente, con il sostegno di tutti». Di segno opposto la posizione del coordinatore regionale M5S Nuccio Di Paola, che chiede a Schifani «con forza di staccare la spina» e annuncia una mobilitazione: «Lo grideremo assieme ai cittadini martedì sotto le sue finestre a piazza Indipendenza».
Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione, gli indagati sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva e che le ricostruzioni riportate corrispondono all’ipotesi accusatoria.
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