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Saldi al via in Sicilia: 350 milioni di spesa, 170 euro a famiglia

Da domani al 15 settembre gli sconti estivi nell’Isola. Di Dio (Confcommercio): «Boccata d’ossigeno, ma non basta a invertire la crisi».

DI REDAZIONE EDIC. · 3 LUGLIO 2026 · AGGIORNATO ALLE 22:12 · ⏱ 2 MINUTI DI LETTURA
Saldi

Vetrine pronte e cartellini riscritti: da domani anche in Sicilia partono i saldi estivi, che dureranno fino al 15 settembre. Secondo le stime elaborate sui dati nazionali di Confcommercio, corrette per il potere d’acquisto delle famiglie siciliane, nell’Isola la spesa media sarà di circa 170 euro a famiglia, 75 euro pro capite, per un giro d’affari complessivo di circa 350 milioni di euro.

«L’avvio dei saldi rappresenta un appuntamento fondamentale per il commercio e per l’economia delle nostre città – commenta Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo e vicepresidente nazionale di Federmoda Italia – questo periodo può rappresentare una piccola ma importante boccata d’ossigeno per tante imprese che arrivano a questo appuntamento dopo mesi estremamente difficili e offrirà ai consumatori l’opportunità di acquistare prodotti di qualità a prezzi particolarmente convenienti».

«I saldi non bastano»

Ma la presidente non nasconde le difficoltà del comparto: «Non possiamo illuderci che i saldi siano sufficienti a invertire una crisi che dura ormai da anni. Il commercio di prossimità e il settore moda stanno vivendo una delle fasi più difficili della loro storia, con una contrazione dei consumi senza precedenti soprattutto per i piccoli negozi di vicinato che hanno bisogno di ripensarsi e trovare nuove formule ed evidenziare la loro identità specifica per essere attrattivi». Federmoda e Confcommercio chiedono al governo misure concrete e tempestive a sostegno delle imprese.

Il potere d’acquisto più debole

C’è poi il dato che pesa più di tutti: in Sicilia si spenderà meno che nel resto del Paese. «Il fatto che in Sicilia la spesa media prevista sia inferiore a quella nazionale – conclude la presidente – non è soltanto un dato statistico, ma il riflesso di un potere d’acquisto più debole. È un’ulteriore conferma della necessità di sostenere i consumi e di adottare misure che rafforzino il reddito delle famiglie e la competitività delle imprese commerciali. Occorre intervenire subito: servono politiche strutturali capaci di restituire fiducia alle imprese e vitalità ai nostri centri cittadini».

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