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Elezioni 2027, Meloni punta ad aprile: Salvini frena

Per le elezioni 2027 Meloni studia l’11 aprile e valuta l’election day con le comunali. Salvini frena e chiede il Viminale.

DI REDAZIONE EDIC. · 26 AGOSTO 2026 · ONLINE ALLE 08:29 · ⏱ 4 MINUTI DI LETTURA
Elezioni 2027 meloni punta ad aprile salvini frena

Le elezioni 2027, per Meloni, potrebbero cadere ad aprile: l’11 del mese è la data attorno a cui ragiona Palazzo Chigi, mentre non viene più esclusa l’ipotesi di un election day con le amministrative. Matteo Salvini continua invece a spingere per arrivare alla scadenza naturale della legislatura nell’autunno dello stesso anno, e chiede di tornare al ministero dell’Interno al posto di Matteo Piantedosi. Due strategie che, per ora, vanno in direzioni opposte.

Salvini vuole il Viminale e frena le elezioni anticipate

Il pressing del leader della Lega su Palazzo Chigi è costante. Anche al Meeting di Rimini, nei giorni scorsi, Salvini ha ribadito la sua posizione senza giri di parole: «Votiamo a ottobre, conviene a tutti». E ancora: «Si voterà tra più di un anno, penso alla scadenza naturale dell’autunno del 2027».

Non è solo una preferenza: secondo quanto riferiscono fonti di massimo livello, il vicepremier sostiene in privato con la premier che la situazione potrebbe migliorare, che il caroprezzi potrebbe allentarsi, che il generale Roberto Vannacci potrebbe perdere slancio. Su queste basi, avrebbe maturato la speranza di riprendersi il Viminale: un anno al ministero dell’Interno per recuperare visibilità e consensi perduti.

Meloni ascolta, ma è scettica. Non ritiene che riconsegnargli il dicastero sia la strada preferibile, e mantiene riserve anche sull’ipotesi del voto in autunno.

Elezioni 2027, Meloni ad aprile: perché l’11 è la data giusta

La data attorno a cui ragiona Palazzo Chigi è l’11 aprile 2027. Cade due settimane dopo Pasqua (il 28 marzo), abbastanza lontana dalle amministrative da evitare tre tornate elettorali quasi in sequenza. Un calendario che, secondo i ragionamenti interni all’esecutivo, impedirebbe anche l’accusa di aver gonfiato i costi istituzionali solo per tenere separati i voti politici da quelli locali.

C’è anche un altro elemento: quella data sarebbe compatibile con la maturazione del diritto alla pensione per i parlamentari. Il 28 marzo, prima domenica teoricamente utile, cade di Pasqua; il 4 aprile, appena sette giorni dopo, appare difficilmente praticabile. L’11 aprile resta la soluzione più realistica.

L’ipotesi del voto a marzo, esaminata e poi scartata, avrebbe significato annunciare la fine della legislatura subito dopo la manovra, probabilmente già alla conferenza stampa di inizio anno: un’accelerazione ritenuta troppo brusca, anche per i tempi del Quirinale.

Election day: i tecnici rassicurano Meloni

Una delle incognite su cui il vertice dell’esecutivo si è interrogato nelle scorse settimane riguarda proprio l’election day: sarebbe rischioso far coincidere le politiche con le elezioni amministrative del 2027? Le città chiamate al voto quell’anno sono numerose e di peso: Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Palermo, Verona. Sulla carta, il centrosinistra parte avvantaggiato in molte di esse.

Per rispondere, Palazzo Chigi ha consultato sondaggisti ed esperti di flussi elettorali. La risposta, stando a quanto emerge, ha sorpreso: l’accorpamento non produrrebbe un traino per i progressisti. I precedenti storici suggerirebbero che l’elettorato distingue le due competizioni anche quando si esprime lo stesso giorno. Semmai, è il voto politico ad avere qualche influenza su quello locale, e non viceversa. Un esito che, per il centrodestra, sarebbe gestibile: vincere a livello nazionale per poi puntare sui comuni.

La Lega si spacca a Rimini, Salvini e Fontana si stringono la mano davanti ai flash

Sullo sfondo di questi calcoli, la Lega si presenta al Meeting di Rimini con una frattura interna mal dissimulata. Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia e figura di riferimento della corrente critica, ha risposto alle domande su una possibile ricomposizione con frasi asciutte: «Incontrare qui Salvini? Compatibilmente agli impegni…».

Ci sono volute ore di trattative e la mediazione del sottosegretario Claudio Durigon per organizzare una stretta di mano tra i due, utile soprattutto per i social e i telegiornali. Nessun colloquio, nessun salottino: un incrocio al padiglione del Mit, allo stand di Aci, con Salvini che parla e Fontana che guarda altrove, poi ognuno per la propria strada.

«Un passo di lato? Perché? Sono pronto a un passo in avanti», aveva detto il vicepremier ai dissidenti. Sulla cosiddetta «guida collegiale» si è detto disponibile, ma con una condizione: «Sono sempre stato disponibile: ma con tutti quelli che vogliono costruire e non demolire». I governatori, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti, respingono la proposta. Il problema, come ha fatto intendere lo stesso Fontana, non è accontentare questo o quel nome: è «presentarci alle Politiche come una squadra che sa governare i territori». Vale a dire: cambiare guida.

Cantieri, Ponte e Autonomia: Salvini alza la posta

Sul fronte dei dossier, Salvini ha alzato la voce su più tavoli. Ha chiesto uno scostamento di 20 miliardi, sostenendo che «non dobbiamo chiedere permesso all’Europa». Ha messo in guardia su strade e ferrovie: «Le guerre stanno aumentando i costi di ogni materiale, non solo la benzina, ma acciaio, cemento, bitume». E ha quantificato il fabbisogno: «Servono 6 miliardi di euro, altrimenti rischiamo di fermare a settembre tanti cantieri stradali e ferroviari».

Sul Ponte di Messina ha indicato un solo ostacolo rimasto: «Aspettiamo solo l’ok della Corte dei Conti». Sull’Autonomia differenziata si è detto ottimista: «Calderoli le sta scrivendo benissimo. Gli stop della Consulta? Sono ottimista».

La vera battaglia, però, si annuncia interna. I governatori dissidenti sono pronti a lanciare una propria associazione, con nel nome i concetti di amministrazione e territorio, e il volto di Zaia come riferimento. «La concesse a Vannacci, non la può vietare a noi», ragionano. Per Salvini, stando a chi lo conosce, è cominciata la stagione più difficile da quella del Papeete.

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