Catania, due ultras arrestati per bombe carta
La Digos ha identificato i responsabili del lancio di ordigni esplosivi durante la partita del 27 maggio. Partita sospesa per motivi di sicurezza.
Arresti dopo la violenta contestazione allo stadio
La Polizia di Stato ha arrestato due giovani tifosi del Catania, rispettivamente di 21 e 19 anni, accusati di aver lanciato ordigni esplosivi sul terreno di gioco durante la partita contro l’Ascoli disputata il 27 maggio scorso allo stadio Massimino. L’operazione è stata condotta dalla Digos della Questura di Catania attraverso un arresto in flagranza differita, eseguito nelle ore successive all’incontro.
I presunti responsabili avrebbero agito dalla tribuna B, scagliando due pericolosi ordigni che hanno raggiunto il campo di gioco. Il loro comportamento ha messo in pericolo l’incolumità di giocatori, arbitri e personale presente a bordo campo, costringendo il direttore di gara a sospendere temporaneamente la partita.
Oltre ai due arresti, altri due tifosi sono stati denunciati dopo essere stati trovati in possesso di fumogeni durante i controlli ai prefiltraggi. Si tratta di un uomo del 1991, individuato in curva Sud, e di un ragazzo del 2001, fermato in curva Nord. I fumogeni erano nascosti sotto i vestiti.
La ricostruzione degli episodi di violenza
La contestazione violenta è esplosa negli ultimi minuti della partita. Dalle curve e dalla tribuna B è iniziato un massiccio lancio di fumogeni e grossi petardi verso il terreno di gioco. La situazione è rapidamente degenerata, rendendo necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco presenti a bordo campo.
Il direttore di gara, valutato il concreto rischio per la sicurezza, ha disposto la sospensione dell’incontro per alcuni minuti. La partita è ripresa soltanto dopo il ripristino delle condizioni di sicurezza necessarie. Gli altri tifosi presenti sugli spalti, estranei ai fatti, hanno assistito turbati alla scena.
Immediatamente dopo la fine dell’incontro, la Polizia ha avviato le indagini per identificare i responsabili. Le immagini del sistema di videosorveglianza dello stadio, fornite dal Gabinetto Regionale della Polizia Scientifica, sono state fondamentali per ricostruire quanto accaduto.
Gli ordigni sequestrati e la pericolosità accertata
La visione meticolosa dei filmati da parte degli agenti della Digos ha permesso di individuare i due ultras che, secondo quanto emerso dalle immagini, avrebbero agito con determinazione nell’accendere e lanciare diversi ordigni esplosivi. Le indagini si sono concentrate su quei frame che documentavano i lanci più pericolosi.
Il Nucleo Artificieri dell’Ufficio Prevenzione Generale ha rinvenuto, al termine della partita nei pressi della tribuna B, due ordigni inesplosi del tipo bomba carta. Gli esperti hanno classificato questi dispositivi come oggetti a rischio potenziale elevato, capaci di esplodere in massa con micidiale portata offensiva.
Dopo l’identificazione, gli agenti della Digos hanno effettuato perquisizioni domiciliari. Nell’abitazione del ventunenne è stato trovato e sequestrato un ulteriore ordigno dello stesso tipo di quelli utilizzati durante la partita. Il ritrovamento ha aggravato la posizione del giovane.
I provvedimenti dell’autorità giudiziaria
I due ultras sono stati arrestati in flagranza differita in base alla normativa prevista dagli articoli 6bis e 6ter della legge 401/89. Questa disciplina consente alle forze dell’ordine di procedere all’arresto entro le 48 ore successive all’evento, proprio per gestire situazioni che per ragioni di ordine pubblico non permettono un intervento immediato.
L’Autorità Giudiziaria ha disposto gli arresti domiciliari per uno dei due indagati e le camere di sicurezza per l’altro. Per entrambi è stato fissato il giudizio per direttissima. La misura cautelare tiene conto del concreto pericolo che il loro comportamento ha rappresentato per la sicurezza pubblica.
Le indagini della Digos proseguono per individuare eventuali ulteriori responsabili della violenta contestazione. Gli investigatori stanno continuando ad analizzare le immagini dello stadio e a raccogliere elementi utili per ricostruire l’intera dinamica dei fatti avvenuti durante quella serata.
Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Chiunque voglia esercitare il diritto di replica può farlo nei modi e nei termini previsti dalla legge.