Differimento pena Roggero respinto dal tribunale di Torino
Il tribunale di sorveglianza di Torino respinge la richiesta della difesa: la decisione sulla grazia spetta solo al Quirinale
Il tribunale di sorveglianza di Torino ha respinto l’istanza di differimento della pena presentata dalla difesa di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto alla sua gioielleria, nell’aprile 2021. Roggero, 72 anni, resta detenuto nel carcere di Bollate, dove si trova da luglio.
La richiesta della difesa e il no della procura
L’avvocato Stefano Marcolini aveva chiesto il rinvio della pena in attesa della decisione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla domanda di grazia, presentata dalla moglie del gioielliere. In subordine la difesa aveva avanzato una richiesta di domiciliari. La procura generale si era espressa contro entrambe le ipotesi.
Una prerogativa del Quirinale
Nell’ordinanza i giudici torinesi scrivono che la decisione sull’eventuale ritorno in libertà di Roggero spetta solo al capo dello Stato. Concedere il differimento, si legge nel provvedimento, avrebbe rappresentato una «quasi irrispettosa intrusione» della magistratura di sorveglianza in un ambito riservato al presidente della Repubblica. Il tribunale precisa che il rinvio della pena legato a una domanda di grazia è un’ipotesi residuale, con pochissimi precedenti, riservata a situazioni eccezionali come gravi condizioni di salute del condannato o di un familiare. Non è, scrivono i giudici, il caso di Roggero.
Il nodo della legittima difesa
L’ordinanza entra anche nel merito della vicenda, che divide l’opinione pubblica. Da una parte i giudici ribadiscono che il duplice omicidio non rientra nella legittima difesa. Dall’altra riconoscono che non si può misurare «con la precisione di un bilancino da farmacista» la reazione di un uomo ingiustamente aggredito, ipotizzando uno shock emotivo capace di portare a condotte inconsulte nei momenti successivi all’aggressione. Ragioni opposte che, secondo il collegio, spettano alla valutazione del presidente della Repubblica, non dei giudici.
C’è anche una questione pratica sollevata dal tribunale. Un differimento potrebbe rivelarsi svantaggioso per Roggero in caso di grazia parziale: il periodo di pena sospeso non verrebbe scontato, con il rischio di ritardare l’accesso ai benefici penitenziari.
L’udienza di Milano e l’intervento di Salvini
Domani è in programma un’udienza analoga davanti al tribunale di sorveglianza di Milano, alla quale Roggero parteciperà di persona, uscendo da Bollate per la prima volta dopo due mesi. L’istanza è quasi identica a quella respinta a Torino e il procedimento milanese potrebbe chiudersi con un non luogo a provvedere.
Sul caso è intervenuto il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che sostiene da tempo la posizione del gioielliere. «Non penso che ci siano né pericolo di fuga né di reiterazione del reato», ha detto, «conto che Roggero torni dai suoi figli e dai suoi nipoti, al suo lavoro e al suo negozio il prima possibile». Il leader della Lega ha annunciato che a Pontida sarà allestito un gazebo per raccogliere fondi a sostegno delle spese legali di Roggero.
In carcere Roggero lavora nell’ufficio contabilità dell’amministrazione penitenziaria e utilizza le sei ore mensili di colloqui a disposizione per vedere la moglie e le figlie. Per ora non si parla di un suo trasferimento: resta a Bollate.
Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione, gli indagati sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva e che le ricostruzioni riportate corrispondono all’ipotesi accusatoria.
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