Carburanti più cari dopo stop al taglio accise
Dopo la scadenza del taglio temporaneo sulle accise, benzina e gasolio riprendono a salire: in autostrada il gasolio sfiora già i 2 euro al litro.
I prezzi salgono, i dati lo certificano
Dal 4 luglio non c’è più il taglio temporaneo sulle accise sui carburanti, e i numeri parlano chiaro. Secondo i rilevamenti dell’Osservatorio prezzi del Mimit, la benzina in modalità self service sulla rete stradale ordinaria è arrivata a 1,820 euro al litro, contro 1,803 del giorno precedente. Il gasolio ha toccato 1,899 euro al litro, rispetto a 1,882. In autostrada va peggio: la benzina self viaggia a 1,907 euro, il gasolio a 1,978 euro, a un passo dalla soglia psicologica dei 2 euro.
Gli aumenti, presi singolarmente, non sono enormi. Ma la tendenza è chiara, e i consumatori lo sapevano già: senza proroga dello sconto, le associazioni di categoria avevano previsto un gasolio medio a 1,94 euro al litro sulla rete ordinaria e a 2,02 euro in autostrada. La benzina avrebbe raggiunto in media 1,86 euro, con punte di 1,95 euro sui tratti autostradali. Un pieno di carburante costerà in media 3,05 euro in più.
Il governo aveva scelto di non prorogare
Venerdì scorso il ministro Adolfo Urso aveva spiegato la decisione: «Abbiamo deciso di non prorogare il taglio delle accise, visto che da ormai oltre 20 giorni cala il costo dei carburanti. Siamo sempre pronti a realizzare ulteriori misure ove il negoziato in corso non dovesse avere conseguenze positive anche per quanto riguarda la navigazione nello stretto di Hormuz, e quindi di conseguenza il rifornimento di carburanti con il calo delle prezzo nei mercati internazionali».
Nei giorni precedenti, però, lo stesso Urso aveva aperto a una possibile riedizione della misura, invitando le compagnie petrolifere a un comportamento responsabile sui prezzi. Una sorta di moral suasion, rimasta senza effetti concreti. Nel frattempo il prezzo del greggio è crollato: il barile viaggia sotto i 70 dollari, dopo aver sfiorato i 120 dollari tre mesi fa. Ma i prezzi alla pompa, come sempre, scendono molto più lentamente di quanto salgano.
I gestori: colpa anche del commercio illegale
I gestori delle stazioni di servizio respingono le accuse di speculazione e puntano il dito su un altro problema. Secondo Faib Confesercenti e Fegica, il commercio illegale di carburanti sottrae ogni anno alle casse dello Stato circa 12 miliardi di euro, sei volte l’importo complessivo speso negli ultimi mesi per calmierare i prezzi alla pompa. Una riforma strutturale del settore, sostengono le associazioni, permetterebbe un risparmio di 10 centesimi per litro direttamente in tasca agli automobilisti.
Le associazioni di impresa chiedono riforme strutturali
Sulla stessa linea la Fapi, che inquadra la scadenza del taglio accise come la fine naturale di una misura emergenziale: «La scadenza del taglio temporaneo delle accise sui carburanti rappresenta la conclusione di una misura emergenziale che aveva svolto la propria funzione in una fase caratterizzata da forti tensioni sui mercati energetici. Oggi è necessario concentrare gli sforzi su interventi strutturali capaci di sostenere realmente il sistema produttivo italiano».
Ora il confronto politico si sposta su cosa fare dopo. Il governo monitora l’evoluzione della situazione nello Stretto di Hormuz, che potrebbe influire sull’approvvigionamento e, di riflesso, sui prezzi internazionali del greggio. Ma nel breve termine, per chi fa il pieno, i numeri sono già cambiati.