Caro carburanti, misure selettive dopo lo sconto accise
Il ministro Urso annuncia interventi mirati dopo la fine dello sconto sulle accise, mentre si discute di una tassa sugli extraprofitti petroliferi
Lo sconto sulle accise sui carburanti scadrà il 5 settembre, e il governo si prepara a sostituirlo con interventi mirati per contenere il caro carburanti. Lo ha confermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, spiegando che le nuove misure non saranno generalizzate ma pensate per specifiche categorie di cittadini.
«Saranno misure selettive, innanzitutto a beneficio di chi si sposta per lavoro e dei ceti meno abbienti», ha detto Urso, precisando che accanto a questi interventi ci sarà un sostegno per «la filiera dell’autotrasporto che abbiamo preservato con il credito di imposta, limitando così l’impatto inflattivo».
Il nodo delle coperture: si guarda a banche e petrolieri
Trovare le risorse per finanziare questi interventi resta il problema principale. Il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, leader della Lega, ha sollecitato un contributo dalle banche e non ha escluso un prelievo sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. «Anche il settore dell’energia ha approfittato di una congiuntura molto favorevole, qualcosa ha già versato. In ogni caso non ci opporremmo a un ulteriore contributo», ha dichiarato.
I petrolieri non sono rimasti a guardare. In una lettera indirizzata alla premier Giorgia Meloni e al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, hanno messo in guardia contro una eventuale nuova tassazione: «il settore sarebbe a rischio con nuove tasse perché ulteriori prelievi fiscali frenerebbero capacità di investimento». Il rischio, scrivono, è che gli operatori internazionali scelgano di investire altrove, mentre servirebbero piuttosto «investimenti per trasformare le raffinerie e accompagnare la transizione».
Tabarelli: «La vera causa è la carenza di raffinazione»
Sulla stessa linea si muove Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, secondo cui la tassazione degli extraprofitti «è pericolosa perché distrae l’attenzione dalla vera causa degli alti prezzi, cioè la carenza di capacità di raffinazione in Europa». La ricetta indicata da Tabarelli va in un’altra direzione: «più offerta, più investimenti, per far scendere i prezzi e per garantire sicurezza energetica e non più tasse».
Confimprenditori chiede un prezzo bloccato
Anche Confimprenditori interviene sul caro carburanti, proponendo l’introduzione di un tetto ai prezzi per contrastare la speculazione. «Riteniamo che un price cap equo non dovrebbe superare, oggi, 1,90 euro al litro per la benzina e 1,95 euro per il diesel», ha indicato Ruvolo, sottolineando che oltre queste soglie «devono scattare verifiche immediate».
Le famiglie tra rifornimenti e ritorno a scuola
Il ritorno dalle vacanze si preannuncia complicato per i bilanci familiari. Secondo il Codacons, il rincaro dei carburanti porterà a un aggravio complessivo di circa 430 milioni di euro in spese per i rifornimenti, rispetto al controesodo del 2025.
A questo si aggiunge la spesa per il rientro a scuola: secondo le stime dell’associazione, si arriva fino a 1.300 euro per studente tra libri e corredo scolastico, con rincari tra il +2% e il +4% sulla cartoleria e del +1,8% sui testi. A pesare di più sono gli articoli di tendenza o griffati, con prodotti tecnologici e accessori di moda che raggiungono cifre record.
Le spese obbligate, quelle da cui le famiglie non possono prescindere come casa, bollette, sanità, trasporti e assicurazioni, assorbono ormai quasi la metà dei consumi familiari complessivi. Secondo Confcommercio, la quota si attesta intorno al 42%, quasi cinque punti percentuali in più rispetto al 1995, quando era al 37%.
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