Bonus benzina, scontro nel governo sulla platea dei beneficiari
Il governo studia il bonus benzina per i redditi più bassi ma la maggioranza è divisa sulla soglia Isee e sui beneficiari esclusi.
Bonus benzina, la platea che non convince
Il governo prova a costruire il primo tassello della stagione degli aiuti selettivi contro il caro energia: il bonus benzina destinato ai redditi più bassi. Ma il progetto, ancora in bozza, si scontra con un problema di fondo: chi resta dentro e chi resta fuori.
Secondo fonti di palazzo Chigi, l’obiettivo dichiarato è aiutare «le fasce di reddito che hanno più bisogno del sostegno dello Stato». Nella pratica, però, lo schema attuale del bonus benzina rischia di lasciare fuori due categorie intere: disoccupati e pensionati.
Il meccanismo del fringe benefit e i costi per le aziende
Il nodo sta nella struttura scelta per il bonus. La misura arriverebbe ai lavoratori dipendenti sotto forma di fringe benefit, quindi passando necessariamente da un datore di lavoro che acquista il beneficio per poi girarlo al dipendente. Chi un impiego non ce l’ha, o chi vive di pensione, resta automaticamente escluso: manca la figura del datore di lavoro che attivi il meccanismo.
C’è poi un secondo ostacolo. Anche con la deducibilità totale, per le imprese si tratterebbe comunque di un costo aggiuntivo. Per questo, tra i tecnici del governo si discute di due strumenti per rendere l’operazione più sostenibile: una maxi-deduzione fiscale e un credito d’imposta compensativo. Fonti dell’esecutivo parlano della necessità di prevedere «qualcosa che induca i datori di lavoro a sposare la causa».
La spaccatura nella maggioranza sulla soglia Isee
Il terzo nodo riguarda ancora una volta i confini della platea, e qui la maggioranza si divide apertamente. La Lega non condivide l’impostazione basata su soglie di reddito. Il segretario del Carroccio,
Matteo Salvini, lo dice senza mezzi termini: «Non sarei d’accordo a limitare gli aiuti alle fasce più basse». E aggiunge: «È impensabile escludere il mondo del lavoro autonomo e delle partite Iva. Non sono lavoratori di serie B».
Una posizione che si scontra frontalmente con l’impostazione di palazzo Chigi, orientata verso buoni benzina riservati a chi ha Isee o reddito basso. Il richiamo della Lega al ceto medio si traduce in una richiesta precisa: portare la soglia Isee fino a 50mila euro. Una linea condivisa anche da alcuni parlamentari di Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni: il tetto a 50mila euro, fanno notare, richiamerebbe la soglia del secondo scaglione Irpef, oggetto della riduzione dell’aliquota dal 35% al 33% voluta dallo stesso centrodestra.
Un vertice per sciogliere i nodi
Allargare la platea dei beneficiari, però, significherebbe anche aumentare il costo a carico delle imprese, e di conseguenza gli strumenti di compensazione che il governo dovrebbe predisporre per non scaricare tutto sulle aziende.
Di fronte a criticità, dubbi e tensioni tra gli alleati, la premier ha convocato un nuovo vertice di maggioranza, il secondo dopo quello di martedì scorso dedicato al decreto “taglia accise”. I leader della coalizione si ritroveranno a palazzo Chigi all’inizio della prossima settimana per provare a definire i contorni degli aiuti selettivi. Trovare un punto d’incontro sulla platea, per ora, resta il vero ostacolo.
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