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Elezioni Csm, vince il centrosinistra: Ferri rieletto

Il nuovo Consiglio superiore della magistratura vede crescere il blocco progressista. Rieletto anche Cosimo Ferri, protagonista del caso Palamara.

DI REDAZIONE EDIC. · 31 OTTOBRE 2026 · ONLINE ALLE 09:39 · ⏱ 3 MINUTI DI LETTURA

Le elezioni Csm per il rinnovo del Consiglio superiore della magistratura si chiudono con un plenum spostato a sinistra. L’elezione dei 20 magistrati consiglieri a Palazzo Bachelet premia le correnti vicine all’opposizione, al punto che sarà il vicepresidente a esprimerne la linea. Dieci seggi, la metà esatta, vanno alle toghe progressiste: sei ad Area e quattro all’alleanza tra Autogoverno diffuso e Magistratura democratica.

Tra i rieletti figura anche il giudice ed ex sottosegretario Cosimo Ferri. Il suo gruppo ha raccolto complessivamente 562 voti. In termini assoluti, le liste di destra e moderati portano a casa quasi 4mila preferenze.

I numeri dei gruppi

Unicost sale da 4 a 5 seggi, grazie al ripescaggio del giudice leccese Filippo Di Todaro. A farne le spese è la collega progressista Cristina Ornano, depennata dal risultato e pronta a impugnarlo. Crolla invece Magistratura indipendente, il gruppo vicino alla destra meloniana: da 7 seggi previsti scende a soli 4, scivolando in terza posizione. Il correntone appare sfiancato dalle tensioni interne, tra la linea del presidente dell’Anm Giuseppe Tango, le mediazioni del segretario D’Amato, lo strappo di Galloppi e la corsa parallela di Ferri.

Le reazioni dei leader

«Identità e contaminazione, questo è il mix del nuovo Csm», dice Nello Rossi, direttore di Questione Giustizia e storico leader di Magistratura democratica. Rossi lega il risultato al voto contro la riforma del sorteggio: «Dopo la vittoria del no nel referendum e il rifiuto del mortificante sistema del sorteggio, era forte l’esigenza di dimostrare la superiorità e la validità di elezioni aperte e combattute». Sulla rielezione di Ferri aggiunge: «L’esito attesta che c’è una piccola parte che non vuole voltare pagina rispetto a pratiche del passato. Ma è una parte marginale, in Consiglio non conterà nulla».

Di parere diverso il professor Stefano Ceccanti, che individua il problema nel meccanismo di voto: «Il sistema elettorale è inadeguato. Invece di basarsi su un rapporto fiduciario coi singoli, privilegia i rapporti di forza. E qui la candidatura Ferri ha scompaginato i moderati, favorendo la sinistra».

Il peso dei giovani magistrati

A incidere sul voto sono state anche le quasi 3mila «matricole» alle urne, i magistrati più giovani. Giovanni Zaccaro, leader di Area, li collega alla mobilitazione del dicembre 2024 contro la riforma Nordio: «Tanti di questi erano tra coloro che nel dicembre 2024 ci spinsero tutti, gridando dalle balconate dell’aula in Cassazione, a una mobilitazione unitaria contro la riforma Nordio. Poi hanno visto che alcuni erano davvero motivati per il no, altri meno».

Il laico di destra uscente Felice Giuffré invita alla cautela sulle letture troppo nette: «Non è tutto oro. Nella rete di Autogoverno, sorta intorno al collega Fontana e che si è federata con Md, convivono sensibilità plurali, non pienamente riconducibili alla sinistra giudiziaria. Sull’altro versante, la sconfitta di Mi è frutto soprattutto delle divisioni».

Unicost e il sorpasso

Lo stesso D’Amato, leader di Magistratura indipendente, ammette la sconfitta ma rivendica un bacino di consenso: «Il risultato è deludente, ma i numeri confermano una forza. 1859 voti nei collegi dei giudicanti, rispetto ai 2115 del 2022, nonostante la lacerazione, dicono di un consenso diffuso».

A festeggiare è invece Unicost, che dopo le vicende dell’hotel Champagne sorpassa il vecchio gruppo di maggioranza relativa. Il presidente Michele Ciambellini racconta la ricostruzione del gruppo: «Stavamo sparendo. Dopo tanta fatica, abbiamo riparato il gruppo dalle fondamenta. Non siamo moderati nel senso imbelle. Ma neanche militanti. Però pronti a costruire». Il nuovo plenum si insedierà a Palazzo Bachelet, con un vicepresidente che sarà espressione del blocco progressista dei togati.

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