Schifani frena sul bis: «Sono espressione di una coalizione»
Il presidente della Regione siciliana a Sky Tg24 non chiude ma non conferma il bis: tutto dipende dagli equilibri politici tra Palermo e Roma nei prossimi mesi.
Il governatore apre alla possibilità di non ricandidarsi
Il secondo mandato non è scontato. Renato Schifani, ospite ieri di Start su Sky Tg24, ha scelto le parole con cura quando gli è stato chiesto delle Regionali 2027: «Sono espressione di una coalizione», ha detto, e quella frase vale più di una risposta diretta. Niente annunci, niente forzature. Il presidente della Regione Siciliana sa che la partita si gioca su più tavoli e che il contesto politico, tra Palermo e Roma, potrebbe cambiare radicalmente nei prossimi mesi.
Circola con insistenza l’ipotesi di un passo indietro dell’ex presidente del Senato, compensato con un incarico di prestigio, possibilmente al Consiglio di Stato. Schifani non smentisce, non conferma. Aspetta.
I cantieri aperti come argomento per restare
Quando parla di lavori in corso, però, il tono cambia. Il governatore cita i termovalorizzatori, la riapertura delle Terme di Sciacca, il polo pediatrico: «Ho avviato una serie di iniziative strutturalmente complesse e molto importanti che presuppongono una continuità» «Non voglio dire che se dovesse cambiare il governatore si fermerebbero, però mi farebbe molto piacere continuare questo percorso». È la sua candidatura implicita, quella che non si annuncia ma si lascia intuire. Si autodefinisce «figlio del maggioritario», uno che il valore dell’unità di coalizione lo riconosce sul serio, non solo a parole.
Sul fronte interno, Palazzo d’Orleans punta a chiudere la sessione estiva con una variazione di bilancio suddivisa in due tranche: una prima della pausa estiva, l’altra a settembre. I mal di pancia dei partiti alleati, nel frattempo, vengono gestiti con pazienza, in attesa di distribuire i sottogoverni in due fasi distinte.
Vannacci, una crepa nel centrodestra siciliano
Schifani non ha evitato il tema Futuro Nazionale e la spinta destabilizzante che il movimento di Roberto Vannacci sta esercitando sul centrodestra. Il giudizio è netto: «Gli atteggiamenti di Vannacci non sono tra i più compatibili con i valori di Forza Italia: occorre verificare nel tempo il suo programma, ma ad oggi non lasciano ben sperare».
Nell’isola sono soprattutto Lega e Fratelli d’Italia a guardare con preoccupazione al reclutamento degli scontenti della coalizione, che procede senza esclusioni di campo.
La faida catanese in casa Forza Italia
C’è poi il dossier interno di Forza Italia a Catania, che Schifani osserva da lontano ma con attenzione. Da settimane si fronteggiano l’eurodeputato ed ex assessore regionale Marco Falcone e i deputati all’Ars Nicola D’Agostino e Salvo Tomarchio. La scintilla è partita da Vizzini, comune in cui tre consiglieri di FI siedono di fatto all’opposizione: un fatto locale che ha però trascinato nella polemica il commissario regionale del partito Nino Minardo, definito «capocorrente» da Antonio Villardita, vicesegretario provinciale di Forza Italia nel capoluogo etneo.
Ieri Giuseppe Castiglione, in una nota firmata insieme a D’Agostino e Tomarchio, ha ribadito piena fiducia nell’operato di Minardo. Una presa di posizione che chiude, almeno formalmente, la querelle. Ma le tensioni sul territorio restano.