Il Mit presenta il bando tipo per le gare balneari ma gli esperti temono una nuova procedura europea
Il Mit presenta il bando tipo per le gare balneari, ma esperti avvertono: alcune norme rischiano una nuova infrazione Ue.
Il bando tipo va in scena lunedì, ma le critiche arrivano prima
Il Ministero delle Infrastrutture presenta lunedì agli operatori del settore il bando tipo per la messa a gara delle concessioni balneari. Un passaggio atteso da mesi, che avrebbe dovuto dare certezze ai sindaci su come organizzare le gare. Il problema è che la bozza, secondo chi l’ha già esaminata, potrebbe chiudere una procedura di infrazione europea e aprirne immediatamente un’altra.
A dirlo è Giuseppe De Carlo, avvocato con lunga esperienza in appalti e infrastrutture, tra i più attenti osservatori dell’applicazione della direttiva Bolkestein in Italia. Il documento, a suo avviso, «rappresenta un paradosso». «Stiamo per pubblicare queste disposizioni per chiudere la procedura d’infrazione già aperta. Ma, a parte il fatto che questo è tutto tranne che un bando tipo in senso proprio, visto che in realtà si tratta di linee guida, dalla bozza emergono comunque dei contenuti tali da esporre sicuramente l’Italia a una nuova procedura d’infrazione».
Le norme che fanno discutere
Sul tavolo ci sono diversi punti contestati. La durata delle nuove concessioni, compresa tra 5 e 20 anni, è in linea con le indicazioni europee: Bruxelles ha chiesto di chiudere con gli affidamenti a tempo indeterminato che hanno caratterizzato il settore per decenni. Ma altri criteri guardano più verso i concessionari uscenti che verso la concorrenza.
C’è il tetto al numero massimo di lotti assegnabili allo stesso soggetto, misura voluta dai balneari attuali per difendersi dall’ingresso di grandi gruppi alberghieri stranieri. C’è la cosiddetta «continuità funzionale», un criterio premiale che favorisce chi gestisce già un’attività simile nelle vicinanze, meglio ancora se confinante. Secondo De Carlo, questa norma tende «ad avvantaggiare chi di fatto ha già un’attività di questo tipo, e quindi a privilegiare la continuità piuttosto che a dare spazio a imprenditori giovani che vogliono entrare nel settore».
L’indennizzo previsto dal bando, poi, andrebbe al concessionario uscente e non allo Stato. Un dettaglio tutt’altro che secondario sul piano del diritto europeo.
Tariffe scontate ai residenti: discriminazione secondo l’Ue
Tra le premialità inserite nel documento ce n’è una che riconosce un vantaggio a chi garantisce tariffe ridotte ai residenti locali. In apparenza una misura di tutela sociale. In realtà, secondo De Carlo, «si tratta di una discriminazione, che svantaggia gli operatori alberghieri internazionali che hanno di solito una clientela prevalentemente straniera».
A questo si aggiunge un’altra lacuna procedurale: «il bando non sia stato sottoposto né all’Anac né all’Agcm, come chiedeva l’Anci in sede di conversione». Una mancanza che, se confermata, pesa sulla solidità dell’intero impianto.
I tempi stretti e il percorso che resta
Le gare devono essere bandite entro il 30 giugno del prossimo anno. A disporre la pubblicazione del bando tipo è stato il Dl 32/2026, convertito nella Legge 71/2026. Nel frattempo reggono le cosiddette «proroghe tecniche» per le concessioni già scadute, valide il tempo necessario affinché le gare arrivino a conclusione.
Dopo la presentazione agli operatori di lunedì, il documento passerà alla Conferenza Unificata. La bozza può ancora cambiare. Se invece rimarrà così com’è, il risultato sarebbe paradossale: l’Italia chiuderebbe il vecchio fascicolo a Bruxelles per aprirne subito uno nuovo.