Elezioni 2027, la strategia di Meloni sulle primarie del centrosinistra
La premier evita di indicare quando si voterà. La Russa: «Probabilità altissime di arrivare a fine legislatura». Nel mirino le primarie del campo largo.
Nessuna data, nessun riferimento certo. È questa la linea scelta da Giorgia Meloni sulle prossime elezioni politiche, che secondo la ricostruzione di Repubblica risponde a un disegno preciso concordato con i vertici di Fratelli d’Italia: non sciogliere la riserva sul voto per mettere in difficoltà il centrosinistra, alle prese con la scelta del candidato premier e con il nodo delle primarie.
La linea della premier sulle urne
Salvo imprevisti parlamentari, come un’eventuale bocciatura della riforma elettorale che spingerebbe a votare subito dopo l’approvazione della manovra, Meloni non fornirà indicazioni sulla data del voto prima di febbraio 2027. La legge elettorale resta la variabile chiave: senza il cosiddetto Melonellum, che introdurrebbe l’indicazione del candidato unitario a Palazzo Chigi, il centrosinistra potrebbe evitare del tutto le primarie, dato che il Rosatellum attuale non la prevede.
Le uscite pubbliche dei big di FdI
Nei giorni scorsi si sono susseguite dichiarazioni diverse dagli esponenti di Fratelli d’Italia. Il ministro Luca Ciriani ha aperto a un’ipotesi di voto in primavera, definendola «l’opzione di maggior buonsenso, rispetto a ottobre». Gli ha risposto Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione del partito, che ha escluso le urne a maggio e indicato come possibile un arrivo fino all’autunno 2027, in assenza di eventi politici rilevanti.
Ieri è intervenuto anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, secondo cui ci sono «probabilità altissime che si vada avanti fino a fine legislatura», pur avvertendo che «la minaccia della sinistra è forte, e dunque attenzione: nessun dorma». Sabato la premier aveva detto: «Gli italiani devono sapere che c’è un governo che non scappa», aggiungendo di avere «ancora moltissimo da fare» e che l’esecutivo continuerà «fino all’ultimo» a fare «quello che gli italiani ci hanno detto».
Le due ipotesi sul tavolo di Palazzo Chigi
Secondo la ricostruzione, a Palazzo Chigi si valutano due scenari legati ai tempi delle primarie del campo largo. Se il centrosinistra arrivasse a fine gennaio senza aver ancora organizzato le primarie, Meloni potrebbe sfruttare lo stallo per convocare le elezioni ad aprile, lasciando pochissimo tempo agli avversari per scegliere il leader della coalizione. Se invece le primarie fossero organizzate entro l’inizio del 2027, la premier potrebbe allungare i tempi del voto fino a ottobre o novembre, in modo da lasciare nove o dieci mesi al vincitore per esporsi alle tensioni interne della coalizione.
Le tensioni nella maggioranza
La strategia dell’ambiguità sulla data serve, secondo la ricostruzione, anche a tenere insieme la maggioranza: Forza Italia e Lega attraversano una fase di tensione interna, e l’assenza di una scadenza elettorale definita eviterebbe un liberi tutti nei gruppi parlamentari proprio nella fase della manovra economica.
Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione, gli indagati sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva e che le ricostruzioni riportate corrispondono all’ipotesi accusatoria.
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