Regione Siciliana, Schifani convoca la giunta dopo lo strappo con Forza Italia
Il governatore riunisce l’esecutivo per i «provvedimenti più urgenti» dopo il dietrofront di Forza Italia sul secondo mandato. Alleati compatti
Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha convocato la giunta per domani con all’ordine del giorno i «provvedimenti più urgenti». Tra le ipotesi che circolano nel centrodestra sulla crisi della giunta Schifani ci sono anche le dimissioni del governatore, che aprirebbero la strada al voto anticipato già il 13 dicembre, prima finestra utile per tornare alle urne.
Il riserbo resta massimo. Schifani è intervenuto stamattina a un convegno a Palermo senza spendere una parola sulla crisi, mentre tra i dirigenti della coalizione si rincorrono le ipotesi più diverse, dall’azzeramento della giunta a una tregua che porti la legislatura almeno fino alla primavera.
Lo strappo sul secondo mandato
La frattura si è aperta con i vertici di Forza Italia dopo il dietrofront del partito sulla ricandidatura del governatore per il secondo mandato, che sembrava acquisita dopo gli endorsement arrivati qualche settimana fa da tutti gli alleati. A Schifani non è piaciuto il metodo, cioè aver appreso dalla stampa le decisioni del suo partito senza essere stato consultato. Da qui i toni accesi nella telefonata di ieri sera con Antonio Tajani.
Dura anche la reazione alla posizione del commissario siciliano di Forza Italia, Nino Minardo, che ha parlato della necessità di «una proposta politica completamente nuova» per la Sicilia e di un cambio di passo dopo le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto politici della maggioranza e uomini vicini al governo regionale. Tra questi Gaetano Armao, che si è dimesso da consigliere giuridico del governatore subito dopo la richiesta di arresto per corruzione avanzata dalla Procura di Palermo.
Minardo propone un vertice a Roma
Gli sherpa del centrodestra stanno lavorando per ricucire. Anche Minardo apre. «Ho proposto per i prossimi giorni un incontro a Roma alla presenza del segretario nazionale di Forza Italia Antonio Tajani e del presidente della Regione siciliana Renato Schifani. Insieme stabiliremo il percorso politico», dice. Una data però non c’è ancora. Un intervento diretto di Tajani potrebbe servire ad abbassare i toni e a guadagnare tempo.
Gli alleati restano con il governatore
Fratelli d’Italia, Lega e gli altri partiti della coalizione confermano la fiducia. Fonti vicine a Ignazio La Russa fanno sapere che il presidente del Senato «mai è entrato nelle vicende interne a un partito» e che «ha sempre apprezzato il lavoro del presidente della Regione». Il vice segretario nazionale della Lega Claudio Durigon aggiunge: «Stiamo lavorando molto bene con il presidente Schifani. Si è aperta una questione interna a Forza Italia e ci auguriamo che la risolvano per potere continuare il lavoro che stiamo svolgendo». Dc e Mpa esprimono «apprezzamento per il lavoro di Schifani».
Cosa succede in caso di dimissioni
Se Schifani lasciasse, l’Assemblea regionale verrebbe sciolta e il governo resterebbe in carica per la sola ordinaria amministrazione fino al voto. Salterebbe la manovra di stabilità di fine anno e la Regione entrerebbe in esercizio provvisorio, con la spesa compressa proprio nei mesi della campagna elettorale. Un ritorno alle urne a dicembre avrebbe inoltre un effetto diretto sui deputati regionali al primo mandato, perché la soglia previdenziale di 4 anni, 6 mesi e 1 giorno matura solo a maggio 2027.
Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione, gli indagati sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva e che le ricostruzioni riportate corrispondono all’ipotesi accusatoria.
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