Preferenze libere legge elettorale, FdI apre al Senato
Il centrosinistra propone le preferenze libere in Senato, Fratelli d’Italia valuta di votarle. Salvini frena, Forza Italia avverte: così salta la riforma.
Un emendamento delle opposizioni sulle preferenze libere legge elettorale ha aperto una crepa nella maggioranza di centrodestra al Senato, alla vigilia del voto sulla riforma della legge elettorale. Il testo, presentato compatto da tutte le forze di opposizione, propone un meccanismo simile a quello delle elezioni comunali, con l’elettore che può scrivere fino a due nomi nel rispetto dell’alternanza di genere, in alternativa al sistema con capilista bloccati e tre preferenze tra candidati prestampati su cui il centrodestra aveva trovato faticosamente l’intesa.
La reazione di Fratelli d’Italia
A sorpresa, alcuni esponenti di Fratelli d’Italia non hanno escluso di votare a favore dell’emendamento. «Così ci mettete in difficoltà», ha commentato a caldo il capogruppo Lucio Malan. Il presidente della commissione Affari costituzionali, Andrea De Priamo, avrebbe detto esplicitamente: «Non possiamo non votarla». Non si è trattato di posizioni isolate: la riflessione, secondo quanto ricostruito, è arrivata fino ai vertici del partito.
Per Fratelli d’Italia esiste una complicazione ulteriore. Alla Camera i deputati meloniani avevano già votato un emendamento analogo, presentato da Futuro Nazionale, confidando che non passasse, visto che in quel caso il centrosinistra non lo aveva sostenuto. Al Senato la stessa scelta rischierebbe di apparire come un cambio di rotta difficile da spiegare.
Gli alleati frenano
Se FdI votasse a favore, l’emendamento passerebbe, ma l’intera legge elettorale finirebbe a rischio. I tentennamenti dei meloniani hanno messo subito in allarme il resto della coalizione. Da Forza Italia è arrivato un avvertimento diretto: «Non sono questi gli accordi, così salta la legge. Confidiamo nella serietà e lealtà degli alleati, certi che nessuno intenda aprire un problema politico nella coalizione». Più sobria la posizione della Lega: il segretario Matteo Salvini ha tagliato corto con un «Per noi il testo va bene così com’è». Il deputato Maurizio Lupi ha annunciato che sul provvedimento, atteso alla Camera per il voto finale il 28 settembre, verrà posta la fiducia.
La mossa delle opposizioni
Il pomeriggio, salvo imprevisti, era atteso l’inizio del voto sugli emendamenti in aula. «Misureremo la vostra coerenza. Votate le nostre preferenze vere e non la vostra truffa», ha lanciato la sfida Alessandro Alfieri, responsabile Riforme del Pd. Sulla stessa linea il deputato del M5S Luca Pirondini: «Se non le votano, Meloni perde la faccia». La possibilità di portare il testo delle opposizioni al voto in aula, cosa che in commissione Affari costituzionali la maggioranza era riuscita a evitare, è stata resa possibile da una scelta del presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha ammesso il sub-emendamento delle minoranze a quello della maggioranza.
Le altre questioni ancora aperte
Prima che emergesse il nodo delle preferenze, i delegati del centrodestra si erano riuniti per due ore in via della Scrofa per sciogliere gli ultimi punti controversi. È stata confermata la soglia del 42% per il premio di maggioranza, scartando la proposta di FdI di abbassarla al 41%. Bocciata anche l’ipotesi, sempre di FdI, di permettere ai sindaci candidati alle Politiche di dimettersi solo dopo l’accettazione della candidatura, invece dei 180 giorni prima del voto previsti oggi dalla legge: Lega e Forza Italia ritenevano la modifica un vantaggio per il Pd.
Resta aperta anche la questione della norma anti-cespugli, voluta da Forza Italia alla Camera, che esclude dal conteggio della coalizione i voti dei partiti sotto una certa soglia, salvo il «miglior perdente». FdI vorrebbe eliminarla, la Lega vuole fissarla almeno all’1%, Forza Illia al 2%: sulla cifra non c’è ancora intesa.
In serata, in un’aula quasi deserta, il senatore Marcello Pera ha annunciato il ritiro del proprio emendamento sul ballottaggio: «Non farò il Pierino», ha detto, aggiungendo: «Ma è una occasione persa».
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