Regione Siciliana, Schifani congela le dimissioni in attesa del vertice di Roma
Il presidente della Regione rinvia la decisione sulle dimissioni a un incontro con Tajani e Minardo fissato per martedì a Roma.
Le dimissioni di Renato Schifani restano congelate, ma il clima dentro Forza Italia resta teso. Nella giunta di ieri il governatore della Regione Siciliana non ha annunciato alcun addio: ha anzi varato alcune nomine e un provvedimento anti-corruzione, segnale di un cambio di passo in vista di un vertice fissato quasi certamente per martedì a Roma. Al tavolo, secondo quanto filtra da Palazzo d’Orleans, siederanno Schifani, il segretario nazionale azzurro Antonio Tajani e il commissario regionale Nino Minardo, lo stesso che con il suo invito al rinnovamento aveva innescato la crisi.
L’incontro «da dentro o fuori»
Schifani definisce quello di martedì un appuntamento «da dentro o fuori». Alcuni esponenti di Forza Italia sostengono però che Tajani non cambierà posizione: il no alla ricandidatura verrebbe confermato, e dall’ultima telefonata tra i due di tre sere fa non ci sarebbero stati altri contatti diretti. Tra i fedelissimi del segretario c’è chi ha definito sorprendente la rapidità con cui Tajani ha deciso di chiudere il capitolo del bis.
Restano aperti i tempi e i modi della scelta, che spetta allo stesso governatore. Il partito, viene riferito, non ha mai chiesto formalmente le dimissioni di Schifani e sarebbe pronto, al più, a proporgli un cambio di passo politico nei prossimi mesi e un seggio al Senato. Tramontata, anche questa rapidamente, l’ipotesi di un approdo al Csm: Cateno De Luca aveva parlato di «Motivi politici o non politici» pochi giorni fa. A Schifani resterebbe quindi la scelta se interrompere la legislatura subito o in un secondo momento, magari dopo l’approvazione della finanziaria, nei primi giorni del prossimo anno.
Il silenzio del partito
Il governatore avrebbe constatato con amarezza il silenzio della base di deputati e fedelissimi su cui contava. Nelle ore più calde della crisi sarebbe stato chiesto un intervento pubblico a sua difesa, ma nessun esponente di Forza Italia ha preso posizione né rilanciato l’ipotesi del bis. Schifani ha ricevuto solo alcuni comunicati da Mpa, Dc e Lega: tra tutti, solo la cuffariana Nuccia Albano ha chiesto apertamente la sua ricandidatura.
Le nomine Irfis restano congelate
Il clima interno a Forza Italia si è tradotto anche in scelte con un peso politico evidente, come nel caso delle nomine in Irfis. L’assemblea dei soci convocata per eleggere il nuovo consiglio d’amministrazione è andata deserta, e secondo alcune indiscrezioni lo stesso potrebbe accadere nella seduta prevista in seconda convocazione. Resterebbe così in carica l’attuale cda, con lo stop alla nomina del presidente Salvo Nicotra, vicino al deputato forzista Nicola D’Agostino.
L’ipotesi Mulè
Da ambienti vicini a Forza Italia si fa notare che queste mosse rischiano di complicare ulteriormente la situazione, mentre il partito non sembra intenzionato a cambiare posizione sulla ricandidatura di Schifani. Tra i fedelissimi del presidente, la nota con cui Minardo ha aperto la crisi viene letta come il primo passo di una corsa alla successione. In questo scenario resta nota la disponibilità di Giorgio Mulè, ribadita ieri: «Se il partito e la coalizione mi chiamano io rispondo. Sono siciliano, sono stato eletto in Sicilia e ho sempre detto di essere disponibile». La data d’inizio del «dopo-Schifani» resta comunque nelle mani del presidente della Regione.
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