Commissione Antimafia Sicilia: criminalità organizzata e infiltrazioni PA
La Commissione Antimafia riunita a Catania: focus su disagio sociale, traffico di droga e infiltrazioni nella pubblica amministrazione.
Riunione a Catania, situazione ancora grave
La Commissione regionale Antimafia si è riunita a Catania per fare il punto sullo stato della criminalità organizzata in Sicilia, aggiornando le valutazioni già formulate negli anni precedenti. Un incontro di verifica, non di routine: il quadro che emerge non lascia spazio a ottimismi.
Giovanni Burtone, componente della Commissione, ha spiegato le ragioni della convocazione in un’intervista rilasciata a Marco Bennati. «Abbiamo voluto fare un aggiornamento rispetto a quelle che sono state le indicazioni date qualche anno fa. La situazione continua ad essere grave e c’è un impegno notevole da parte della magistratura e delle forze dell’ordine».
La mafia pesca nel disagio sociale
Uno dei nodi centrali emersi dalla riunione riguarda la capacità delle organizzazioni mafiose di reclutare nelle fasce più vulnerabili della popolazione. Disoccupazione, fragilità familiare, modelli culturali distorti: sono questi, secondo Burtone, i canali attraverso cui Cosa Nostra e le altre organizzazioni continuano ad alimentarsi.
«La mafia continua ad aggregare soggetti deboli, persone senza lavoro o che vivono situazioni di difficoltà. A questo si aggiungono esempi negativi all’interno di alcuni contesti familiari e modelli distorti che vengono diffusi anche attraverso i social network». Un fenomeno che non si combatte solo con le manette.
Repressione e prevenzione: due fronti paralleli
La posizione della Commissione su come affrontare il problema è netta: le indagini rimangono indispensabili, ma da sole non bastano. Burtone ha indicato la necessità di un doppio binario, investigativo e sociale.
«Occorre proseguire con l’attività repressiva e giudiziaria, attraverso indagini capaci di colpire chi crea e rafforza le organizzazioni mafiose. Allo stesso tempo bisogna prestare particolare attenzione alle dinamiche sociali che alimentano il fenomeno». Il punto di partenza, in entrambi i casi, è lo stesso: capire perché la mafia continua ad attrarre.
Droga e pubblica amministrazione nel mirino
Tra le preoccupazioni più concrete c’è il traffico di stupefacenti, che resta una delle principali fonti di reddito per le organizzazioni criminali siciliane. Burtone collega il problema direttamente al disagio sociale: «Il vero problema è il disagio sociale che porta al consumo di droga. Il traffico degli stupefacenti rappresenta uno dei principali interessi economici delle organizzazioni criminali e mafiose. Per questo è necessario intervenire sulle cause del disagio e impedire che la mafia continui a infiltrarsi in settori strategici, compresa la pubblica amministrazione».
Le infiltrazioni negli enti pubblici rimangono uno dei rischi più insidiosi, proprio perché meno visibili rispetto alla violenza aperta.
«La mafia è il vero cancro della nostra comunità»
Alla domanda se la situazione sia ancora gestibile, Burtone non ha usato mezzi termini. Il messaggio è di non abbassare la guardia, in nessuna fase. «Manteniamo alto il livello di preoccupazione e registriamo una crescente attenzione da parte delle forze dell’ordine, il cui lavoro diventa ogni giorno più impegnativo. L’impegno delle istituzioni, a tutti i livelli, deve essere quello di non sottovalutare il fenomeno. La mafia può anche scegliere momenti di minore visibilità, ma continua a rappresentare il vero cancro della nostra comunità».