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Sistema Cuffaro, il gip chiude l’indagine su 23 indagati

Il gip di Palermo Stefania Brambille archivia 23 posizioni nell’inchiesta sugli appalti sanitari: fuori Cuffaro, Cocina, Caltagirone e il deputato Romano.

DI REDAZIONE EDIC. · 3 SETTEMBRE 2026 · AGGIORNATO ALLE 20:59 · ⏱ 2 MINUTI DI LETTURA
Salvatore Cuffaro

Salvatore Cuffaro

Il gip del tribunale di Palermo, Stefania Brambille, ha archiviato le posizioni di 23 persone indagate nell’inchiesta sul cosiddetto sistema Cuffaro, l’indagine per corruzione, traffico di influenze illecite e turbativa d’asta che riguardava gli appalti della sanità siciliana. A chiederlo sono stati gli stessi pubblici ministeri, coordinati dal procuratore aggiunto Francesca Mazzocco, per ragioni tecniche legate all’impossibilità di utilizzare alcune intercettazioni.

Esce di scena l’ex presidente della Regione

Tra i nomi archiviati compare lo stesso Totò Cuffaro, ex presidente della Regione Siciliana, per una serie di ipotesi residuali che lo riguardavano in questo filone. Cuffaro ha già patteggiato una condanna a tre anni che sta scontando ai servizi sociali, evitando il carcere dove era finito dopo la prima sentenza di colpevolezza nel procedimento Talpe in Procura. La Procura ha scritto che non ci sono elementi che consentano margini per l’utile esercizio dell’azione penale.

Assolti anche Cocina e Caltagirone

L’archiviazione coinvolge anche Salvatore Cocina, capo della Protezione civile regionale, sospettato di avere avuto un ruolo nell’aggiustamento di procedure amministrative del suo settore. Stessa sorte per Alessandro Caltagirone, ex direttore generale dell’Asp di Siracusa: nei suoi confronti i pm avevano chiesto l’arresto, ma il gip lo aveva già negato dopo l’interrogatorio preventivo.

Cade l’accusa contro il deputato Romano

Esce di scena anche il deputato nazionale di Noi Moderati Saverio Romano, per cui i pm avevano chiesto invano alla Camera l’utilizzo di alcune intercettazioni. Per una parte delle contestazioni, la cosiddetta vicenda Dussmann sugli appalti di Siracusa, non sono emersi elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio davanti al tribunale.

Nessun processo per l’imprenditore Vetro

I pm hanno inoltre rinunciato a chiedere il processo per l’imprenditore agrigentino Alessandro Vetro, dopo il diniego del gip sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, confermato poi dal tribunale del riesame. Negli atti si legge della sicura consegna di denaro dal Vetro a Cuffaro, ma per la Procura non è stata superata la soglia della mera plausibilità investigativa.

Cade anche il filone sulla presunta tangente da 25mila euro

Ad Agrigento è caduta anche l’ipotesi di una tangente da 25 mila euro legata alle procedure del Consorzio di bonifica della Sicilia occidentale. Secondo l’impostazione iniziale, Vetro avrebbe consegnato il denaro a Cuffaro affinché, tramite il deputato regionale Carmelo Pace, una parte arrivasse al direttore generale del Consorzio, Giovanni Tomasino, in cambio di un trattamento favorevole.

Il gip Brambille ha archiviato anche questo filone su richiesta della Procura. Le intercettazioni, secondo la ricostruzione recepita nel provvedimento, non hanno permesso di dimostrare né che il denaro fosse destinato a Tomasino né l’esistenza di un accordo corruttivo. Anche il tribunale del Riesame aveva già ritenuto insufficienti gli elementi raccolti, respingendo gli appelli della Procura. L’archiviazione riguarda, oltre a Pace, assistito dagli avvocati Lillo Giuseppe Fiorello e Rosaria Giacomazzo, anche Vetro, difeso da Giuseppe Barba, e Tomasino, assistito da Luigi Mattei.

Le persone citate in questo articolo sono state indagate nell’ambito del procedimento e le relative posizioni sono state archiviate dal gip: nessuna di esse è stata condannata per i fatti oggetto di questo filone d’inchiesta.

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