Furto MuMe Messina: la telefonata che salvò due Antonello
La sera del 15 agosto un’insegnante chiamò il 113: due tavole di Antonello erano abbandonate in strada dopo il furto al MuMe di Messina.
La chiamata delle 21.02: «Valgono un sacco di soldi»
Era il 15 agosto, le 21.02, quando Elisabetta Bonfato, insegnante messinese, compose il numero del 113. Aveva appena scoperto l’esito del furto al MuMe di Messina: due grandi tavole dipinte abbandonate sul marciapiede di viale Annunziata, accanto al Museo regionale. La città era quasi deserta, i messinesi in processione dietro la vara dell’Assunta, la macchina votiva da otto tonnellate che ogni Ferragosto percorre le strade della città. «Salve, mi trovo all’Annunziata bassa prima della rotonda, accanto al museo ci sono due quadri del museo in mezzo alla strada, come se qualcuno li avesse rubati e appoggiati qua, però sono quadri del museo, valgono un sacco di soldi». La voce era allarmata ma lucida. La donna aveva capito subito che quelle non erano tavole qualunque.
Le opere abbandonate dopo il furto MuMe Messina
Poche ore prima, dal Museo regionale di Messina erano spariti capolavori di Antonello da Messina: la parte centrale del Polittico di San Gregorio, ovvero la «Madonna del Rosario in trono», le due cimase «Angelo annunciante» e «Vergine annunciata», e la tavoletta bifronte «Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione». I ladri avevano abbandonato sul posto due delle tavole trafugate, quelle raffiguranti i santi Gregorio e Benedetto, una accatastata sull’altra senza alcuna copertura, come fossero pezzi di legno qualsiasi.
Bonfato, nella seconda parte della telefonata – il cui audio è stato diffuso dalla Polizia – precisò meglio la posizione e avanzò un’ipotesi: «Mi trovo all’Annunziata accanto al museo, nella discesa dell’Annunziata, sono due quadri grandi, secondo me qualcuno li ha rubati e li ha lasciati in attesa di riprenderli, perché sono belli come quadri». Dall’altra parte del filo, l’agente al centralino rispose: «Le mando subito una Volante».
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Il quarto d’ora surreale al cancello del museo
Quando la pattuglia arrivò sul posto, iniziò un altro tratto grottesco della serata. Gli agenti, con le due tavole antonelliane davanti agli occhi, cercarono per diversi minuti di mettersi in contatto con il personale del MuMe: all’interno erano presenti quattro custodi, ma nessuno rispose al telefono. Quando finalmente uno di loro raggiunse il cancello carrabile sul viale Annunziata e vide le tavole, si portò le mani ai capelli.
La scena ha i contorni del tragicomico, in una città che quella notte guardava altrove, assorta nella sua festa più antica.
Il nodo delle staffe e i dubbi ancora aperti
Resta un interrogativo tecnico che gli inquirenti stanno presumibilmente vagliando. Le opere trafugate non erano tele ma tavole lignee, fissate al muro con staffe metalliche: staccarle ha richiesto tempo, e quasi certamente più di un sopralluogo preventivo per capire come agire. Questo apre la possibilità che qualcuno avesse già allentato o reso più accessibili i sistemi di ancoraggio prima del colpo di Ferragosto – una circostanza che la fonte cita esplicitamente come ipotesi, senza attribuirla a dichiarazioni investigative ufficiali. Le opere recuperate in strada sono state messe in salvo. Le altre, quelle portate via, non sono ancora state ritrovate.
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Le indagini sono in corso. Tutte le persone eventualmente coinvolte sono da ritenersi innocenti fino a sentenza definitiva.
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