Irpef, ipotesi riduzione aliquota per redditi tra 50 e 60mila euro
Simulazione Unimpresa: aliquota Irpef al 33% per redditi tra 50 e 60mila euro, risparmio massimo di mille euro annui, costo stimato 3 miliardi.
Irpef al 33% fino a 60mila euro: la simulazione Unimpresa
L’ipotesi di portare l’Irpef al 33% fino a 60mila euro di reddito imponibile è al centro di una simulazione elaborata dal Centro studi di Unimpresa in vista della prossima legge di Bilancio. Il risultato? Un risparmio fiscale che può arrivare fino a mille euro annui per contribuente, con un costo complessivo stimato attorno ai 3 miliardi per le casse dello Stato.
Come funziona il meccanismo
Il calcolo è lineare. Il beneficio scatta oltre la soglia dei 50.000 euro di reddito imponibile e cresce di 100 euro ogni mille euro aggiuntivi, fino a toccare il massimo di mille euro a quota 60.000 euro. Al di sopra di quella soglia, sull’eccedenza torna ad applicarsi l’aliquota marginale ordinaria del 43%. Questo significa che anche chi guadagna più di 60mila euro beneficerebbe della riduzione, ma solo sulla porzione di reddito compresa tra le due soglie: il vantaggio non si accumula ulteriormente.
Chi ci guadagna con l’Irpef al 33% fino a 60mila euro
La fascia di reddito interessata non è quella dei grandi patrimoni. Secondo Unimpresa, tra i 50 e i 60mila euro annui si concentrano lavoratori qualificati, liberi professionisti, dirigenti, piccoli imprenditori e famiglie che negli ultimi anni hanno sentito il peso dell’inflazione senza beneficiare degli sgravi riservati ai redditi più bassi. Il vicepresidente dell’associazione, Giuseppe Spadafora, inquadra così la misura: «Un intervento sull’Irpef rivolto al ceto medio può rappresentare una scelta positiva, soprattutto se inserito in una strategia fiscale stabile e compatibile con gli equilibri della finanza pubblica».
Il nodo della sostenibilità
Il punto critico resta il costo. Tre miliardi di minore gettito non sono una voce trascurabile, e l’eventuale inserimento in manovra dipenderà dagli spazi che il governo riuscirà a trovare. Spadafora non evita il tema: «La fascia tra 50.000 e 60.000 euro comprende una parte importante di lavoratori qualificati, professionisti, dirigenti, piccoli imprenditori e nuclei familiari che negli ultimi anni hanno subito in maniera significativa l’aumento del costo della vita. Ridurre il prelievo su questi redditi significa restituire capacità di spesa e di risparmio e, indirettamente, sostenere i consumi interni». L’argomento, classico nelle discussioni sulla riforma fiscale, è che parte del costo verrebbe recuperato proprio attraverso la maggiore spesa dei beneficiari. Quanto questa compensazione sia reale e quantificabile, la simulazione non lo dice.
Un’ipotesi ancora sul tavolo
Per ora si tratta di scenari circolati nelle settimane che precedono la costruzione della manovra, non di misure approvate o annunciate ufficialmente dal governo. La simulazione di Unimpresa serve a dare numeri concreti al dibattito su come riformare le aliquote Irpef per il ceto medio, un obiettivo dichiarato da più parti ma ancora in attesa di trovare copertura certa.
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