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Manovra 2026, Giorgetti: «Dentro il forno»

Il testo da 23,5 miliardi atteso in Cdm, nodo irpef ceto medio e contributo alle banche ancora senza accordo con gli istituti

DI REDAZIONE EDIC. · 28 OTTOBRE 2026 · ONLINE ALLE 08:23 · ⏱ 3 MINUTI DI LETTURA
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Il testo della manovra 2026 è pronto per il Consiglio dei ministri, convocato per domani alle 15 a Palazzo Chigi. Nel pomeriggio di oggi i leader di maggioranza si sono confrontati in un ultimo vertice per chiudere gli ultimi nodi di una legge di bilancio da 23,5 miliardi, al netto di oltre 14 miliardi di flessibilità europea per energia e difesa: restano appena 9 miliardi di risorse nette.

Il tassello ancora mancante riguarda il taglio dell’Irpef per il ceto medio, priorità di Forza Italia condivisa anche dalla presidente Giorgia Meloni, che punta ad alzare la soglia fino a 55mila euro. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha avuto mandato di trovare in ogni modo le coperture necessarie.

Le misure già definite

Nel pacchetto trovano posto un fondo da 1 miliardo per il pensionamento anticipato, rivendicato dalla Lega insieme alla flat tax per gli autonomi, la detassazione delle tredicesime per i redditi bassi e l’estensione dello stop al bollo auto ai van familiari. Sul fronte giovani sono previste una mini-Irpef per gli under 30 e una flat tax per gli under 35 neoassunti. Avrebbero trovato spazio anche alcune proposte di Noi Moderati: il libretto previdenziale, il congedo a sei mesi e la cedolare secca al 5% sugli affitti lunghi, con agevolazioni ulteriori per i più giovani.

«Dentro nel forno»

Giorgetti ha descritto il lavoro di queste settimane con un’immagine culinaria: «A me danno gli ingredienti, alcuni li prendo altri no, li misceliamo, li mettiamo in cottura». E ha aggiunto: «In questo momento è dentro nel forno, e quando tiriamo fuori la torta domani vedremo se è venuta bene, se si può mangiare o no».

Sul fronte europeo la trattativa sulla flessibilità per l’energia si è chiusa dopo i progressi arrivati da Bruxelles nel fine settimana. In mattinata il ministro aveva parlato di passi avanti con la Commissione, in serata ha annunciato che «i margini nell’ambito della flessibilità della Nec li abbiamo praticamente definiti, quindi siamo soddisfatti».

Il nodo banche

Resta invece aperta la questione del contributo richiesto agli istituti di credito, che secondo alcune fonti sarebbe stato chiuso ma senza condivisione con il settore, in una situazione definita «tesa». Lo stesso Giorgetti ha ammesso: «Abbiamo trovato un accordo fra di noi, ma con le banche…». Il presidente dell’Abi Antonio Patuelli aveva già smentito voci su un possibile incontro tra governo e istituti nella giornata: «L’incontro a me non risulta». L’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Carlo Messina ha invece chiesto che «ci deve essere il giusto equilibrio» sulle tasse. Dal contributo, che dovrebbe valere 5 miliardi per il settore finanziario, sarebbero escluse le banche di prossimità, mentre sarebbe stato trovato il modo per ampliare la platea dei soggetti coinvolti.

I prossimi passaggi

Giorgetti ha rivendicato la linea di «serietà sui conti», a suo dire «apprezzata da tutti gli osservatori», e si è detto fiducioso sul giudizio di Standard & Poor’s atteso per il 13 novembre: «Penso che il rating sarà confermato». Dopo il passaggio in Consiglio dei ministri, il testo arriverà in Parlamento, dove potrebbe essere incardinato alla Camera già martedì. Sarà lì, secondo il ministro, che potranno arrivare «idee migliorative» e trovare le risorse finora mancanti, nella speranza che «la situazione possa offrire maggiori margini nelle prossime settimane».

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