Molestie in un minimarket a Torino, il giudice libera l’aggressore: bufera politica
Il 42enne bengalese, reo confesso, era stato fermato per due violenze sessuali in pochi minuti. Il giudice sostituisce il carcere con l’obbligo di firma.
A Torino, violenza sessuale su minorenne: un uomo di 42 anni, di origine bengalese, ha confessato due violenze sessuali commesse a distanza di pochi minuti in un minimarket alla periferia nord della città, dove lavorava. È accaduto venerdì scorso, all’ora di pranzo. Il giudice per le indagini preliminari, però, non ha convalidato il fermo disposto dopo l’arresto e ha sostituito il carcere con l’obbligo di firma in commissariato, decisione che ha scatenato le reazioni del governo.
La violenza in pochi minuti
Le immagini delle telecamere di videosorveglianza ricostruiscono la sequenza. L’uomo, identificato come Ocikur Rahaman, ottiene prima due abbracci da una tredicenne, cliente del negozio, poi la palpeggia. Il gip scrive nell’ordinanza che «si può vedere Rahaman palpare il seno della giovane», che subito dopo si allontana velocemente dal locale. La ragazza, nata nel 2012, si sente male poco dopo: nausea, disgusto. Chiede aiuto a un amico, poi telefona alla madre, che sporge denuncia immediata.
Le stesse telecamere rivelano un secondo episodio avvenuto pochi minuti prima. Il giudice lo descrive così: «Pochi minuti prima, un’altra cliente sui 40 anni» viene «ripetutamente palpata ai glutei dall’indagato».
Le motivazioni del gip
Nell’ordinanza il giudice riconosce «un concreto pericolo» che Rahaman possa ripetere i reati, legato alla «difficoltà dell’indagato a contenere i suoi impulsi». Nonostante questo, decide di non convalidare il carcere sulla base di quattro elementi: l’assenza di precedenti penali, la collaborazione dell’indagato che si è attivato per recuperare le credenziali utili a visionare le telecamere, l’effetto deterrente della prima detenzione e la resipiscenza mostrata durante l’interrogatorio. In quella sede l’uomo ha detto: «Ho sbagliato, è la prima volta che mi succede, sono molto dispiaciuto, non succederà mai più».
Le reazioni della politica
Il Partito Democratico ha annunciato un’interrogazione parlamentare. I firmatari, Valente, Sensi, D’Elia, Ferrari, Forattini e Ghio, scrivono: «Un fatto molto grave, la pericolosità sociale di un soggetto recidivo nulla ha a che vedere con il pentimento».
Le reazioni più dure arrivano dal centrodestra. La premier Giorgia Meloni affida a un post sui social il proprio commento: «Le leggi le abbiamo scritte, più severe. Le forze dell’ordine hanno fatto il loro dovere. La Procura ha chiesto la misura più dura». E aggiunge, riferendosi alla decisione del gip: «Difficile andare avanti con sentenze così. Chi lo spiega alla famiglia? Chi lo spiega a quel quartiere, che stanotte sa che quell’uomo è di nuovo lì?».
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha disposto l’invio di ispettori ministeriali in Tribunale a Torino. «La decisione del gip rientra nell’ambito dell’autonomia e indipendenza della magistratura, non posso interferire», ha precisato, giustificando comunque l’ispezione con l’allarme sociale suscitato dal caso.
Il vicepremier Matteo Salvini è tornato a proporre «la castrazione chimica, che schifo, roba da matti», riferendosi al caso, e ha attaccato il giudice con toni sarcastici: «Mi piacerebbe stringergli la mano», ha detto, aggiungendo poi «si è pentito, poverino, il maiale». Anche il leader di Forza Italia Antonio Tajani ha commentato la vicenda: «Questa storia ha dell’incredibile. Così si delegittima il governo».
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