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Caselli sotto inchiesta, incassi su del 34%: al Cas 870 mila euro in più

Dopo l’inchiesta di Termini Imerese, a giugno boom di pedaggi in contanti a Buonfornello, Castelbuono e Cefalù. Aricò: «10 milioni in più».

DI REDAZIONE EDIC. · 2 LUGLIO 2026 · AGGIORNATO ALLE 22:41 · ⏱ 3 MINUTI DI LETTURA
Autostrada

I numeri arrivati sul tavolo dell’assessorato alle Infrastrutture parlano da soli. A giugno, in tre caselli della Palermo-Catania – Buonfornello, Castelbuono e Cefalù – il Consorzio Autostrade Siciliane ha incassato 870.618 euro in più rispetto allo stesso mese dell’anno scorso: un balzo del 34%.

La Regione non li ha scelti a caso. Sono i tre caselli finiti al centro dell’inchiesta della Procura di Termini Imerese, emersa all’inizio di giugno, su una presunta truffa ai danni del Cas: cinque casellanti, subito sospesi, avrebbero intascato la differenza sui pedaggi pagati in contanti dagli automobilisti, sostituendo il ticket con uno relativo a un tragitto più breve ed economico. Questa l’accusa.

Il confronto che smaschera l’anomalia

C’è un secondo dato, ufficializzato ieri, che rende l’anomalia ancora più evidente. Negli stessi tre caselli e nello stesso mese, i pagamenti con bancomat e carta di credito sono cresciuti di appena 56.114 euro, da 316.413 a 372.528. In contanti, invece, l’aumento sfiora gli 870 mila. Come dire: dopo l’inchiesta, i soldi cash hanno ripreso ad arrivare in cassa.

«I pagamenti in contanti, che normalmente valgono un terzo del totale, sono aumentati del 34%», ha sintetizzato l’assessore Alessandro Aricò, che stima per fine anno un incremento generale degli incassi «fra l’8 e l’11%», contro una media regionale che «non va oltre il 3,6%». Tradotto: circa 10 milioni in più da tutti i caselli del Cas. Una boccata d’ossigeno per un ente in rosso da anni.

L’indagine era partita un anno fa da un disallineamento sui dati degli incassi rilevato dai vertici del Consorzio e dall’assessorato: «Non erano congrui – ha ricordato Aricò – e da qui sono scattati controlli interni. Questa volta la politica è arrivata per tempo presentando un esposto alla Procura». Nei giorni scorsi lo stesso assessore aveva anticipato di attendersi «un allargamento dell’inchiesta ai caselli di Catania e Messina». I controlli, ha assicurato, riguarderanno «i caselli di tutta la Sicilia, a tutela sia del Cas che della gran parte dei suoi dipendenti che svolgono il proprio lavoro con onestà».

Il piano di risanamento: 100 milioni chiesti alla Regione

Mentre gli effetti dell’inchiesta gonfiano gli incassi, il Cas ha presentato il nuovo piano di risanamento in vista del rinnovo della concessione nel 2030. Tre i pilastri: il pedaggio sulla Siracusa-Gela e ritocchi Istat sulle altre tratte (12-15 milioni l’anno di introiti previsti); un partner privato per il fotovoltaico ai bordi delle autostrade, che dovrebbe abbattere anche i 12 milioni annui di costi energetici (con l’Enel c’è un debito di una quarantina di milioni); e soprattutto il soccorso finanziario della Regione: almeno 100 milioni in tre anni.

Il fuoco amico all’Ars

Il piano convince Aricò, ma dalla stessa maggioranza arrivano stoccate. Per il forzista etneo Salvo Tomarchio «il documento approvato dal Cda del Cas evidenzia un accumulo di passività senza che siano stati attivati tempestivi correttivi. Se si rende necessario un intervento di riequilibrio di oltre cento milioni, vuol dire che la gestione ha mostrato profonde fragilità. Occorre accertare come si sia giunti a questo dissesto, chi ha la responsabilità». Tomarchio ha chiesto di convocare all’Ars Aricò e l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino.

Audizione urgente chiesta anche da Giuseppe Lombardo (Sud Chiama Nord): «Se oggi il Consorzio è costretto a predisporre un piano da 100 milioni significa che, negli ultimi anni, qualcosa non ha funzionato. Si sono accumulate perdite senza un adeguato controllo, segno di una gestione che merita di essere approfondita non solo sotto profilo politico amministrativo ma anche da parte degli enti competenti sia di natura economica che giuridica».

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