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Schifani fine mandato: «Resto». Gelo con Minardo

Il governatore annuncia che resterà a Palazzo D’Orleans fino alla fine della legislatura. Critiche sulla gestione del partito e gelo con Minardo.

DI REDAZIONE EDIC. · 15 OTTOBRE 2026 · ONLINE ALLE 08:06 · ⏱ 3 MINUTI DI LETTURA
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Renato Schifani resterà a Palazzo D’Orleans fino alla fine del mandato. Lo ha detto il governatore della Sicilia intervenendo a un evento ai Cantieri culturali della Zisa, a cui era presente anche il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, mettendo però nel mirino la gestione nazionale di Forza Italia.

«Lo stato di salute di Forza Italia nazionale? Io lo guardo dall’esterno perché, pur essendo presidente del consiglio nazionale del partito, non sono parte attiva perché sono impegnato in Sicilia. Da quello che vedo e che sento, però, mi limito a dire che non è eccezionale ma grazie al Sud tiene», ha detto Schifani.

Il malumore dei vertici romani

La frase del governatore si è diffusa rapidamente tra i dirigenti del partito. Secondo alcune ricostruzioni circolate tra gli addetti ai lavori, era pronta anche una nota dello stesso Antonio Tajani, mentre il contenuto delle parole di Schifani ha fatto il giro delle chat interne. L’irritazione dei vertici romani filtra comunque, in un contesto che riguarda anche la Calabria di Roberto Occhiuto, descritto come uno dei nomi in ascesa nel partito.

Schifani ha comunque voluto chiarire il rapporto personale con il segretario nazionale: «Quello con Tajani è stato un incontro tra vecchi amici, ci conosciamo da trent’anni». Il governatore ha indirizzato invece le sue osservazioni soprattutto verso Nino Minardo, il commissario regionale dei forzisti impegnato in una battaglia di riorganizzazione nei territori, con cui al momento non ha rapporti. Criptica la sua dichiarazione in merito: «C’è chi soffia sul fuoco, e non è certo Tajani, ma io sono sereno».

Il silenzio di Minardo

Il commissario regionale di Forza Italia ha scelto di non commentare le parole del governatore. Cresce intanto il timore che la situazione possa incidere sugli equilibri del partito alla vigilia del voto per le Regionali e le Politiche. «Magari Schifani voleva centrare proprio questo obiettivo», ha minimizzato un big catanese del partito, anche se in molti non credono all’ipotesi di un Schifani sabotatore, sia per la storia personale del governatore sia per un ragionamento di convenienza politica: una rottura totale con i vertici lo metterebbe dalla parte del torto, mentre arrivare alla fine della legislatura lascerebbe aperte tutte le opzioni per il futuro.

Le reazioni delle opposizioni

Il tira e molla tra annunci di dimissioni e passi indietro ha attirato le critiche delle opposizioni. «È finita a tarallucci e vino, evidentemente Schifani ha ottenuto quello che voleva alzando il prezzo minacciando le dimissioni. La Sicilia non merita questo spettacolo indecoroso, ci auguriamo che molto presto venga liberata», ha commentato Ismaele La Vardera, di Controcorrente.

Dal Pd, il capogruppo all’Ars Michele Catanzaro ha attaccato: «La Sicilia è ostaggio di un ricatto politico tutto interno alla maggioranza, con un presidente della Regione che sembra ossessionato dalla sua ricandidatura. Siamo stanchi, il presidente Schifani abbia un sussulto di dignità e liberi l’Isola da questa agonia».

Per il Movimento 5 Stelle, quello di Schifani sarebbe stato solo un bluff. Il capogruppo Antonio De Luca dice: «Non ho mai creduto veramente alle sue dimissioni. Se veramente avesse voluto staccare la spina, lo avrebbe fatto senza annunciarlo. La sua esternazione era chiaramente un messaggio in bottiglia inviato al suo partito per concordare una buonuscita o una tutela che scopriremo solo prossimamente».

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