Legge elettorale preferenze, FI frena: «È un nì». Fiducia sul decreto giustizia
Fiducia al Senato sul decreto giustizia, ma il nodo preferenze nella legge elettorale resta irrisolto tra FdI e Forza Italia.
Tajani
Legge elettorale e preferenze: FI non si fida e frena
Due fronti aperti, uno quasi chiuso. Nella maggioranza che sostiene il governo Meloni restano accese le tensioni su intercettazioni e legge elettorale preferenze, ma i due dossier viaggiano a velocità diverse verso un esito ancora incerto.
Sul fronte della legge elettorale, Forza Italia non si muove. Dopo due ore di riunione con il segretario Antonio Tajani, i senatori azzurri escono con una risposta netta nella sua ambiguità: «è un nì, né un no né un sì». Un incontro descritto da più partecipanti come molto vivace, con critiche aperte alla gestione del dossier. Il punto di attrito è il nodo delle preferenze, norma fortemente voluta da Fratelli d’Italia e già bocciata alla Camera per un solo voto, con l’aiuto di franchi tiratori nel voto segreto.
FI chiede di vedere il testo dell’emendamento con sufficiente anticipo e vuole un confronto reale con gli alleati prima di impegnarsi. Al Senato il voto sarà palese, quindi il rischio di sorprese notturne è minore. Ma se la norma passasse, la legge andrebbe comunque alla terza lettura a Montecitorio, complicando ulteriormente i tempi. L’esame in aula è atteso per il 9 settembre, con voto finale fissato al 15. Gli emendamenti devono essere depositati entro il 1° settembre.
Decreto giustizia, la fiducia smina l’emendamento sulle intercettazioni
Sul decreto giustizia e migranti, la soluzione arriva in extremis. Il governo ha preannunciato il voto di fiducia al Senato, il che farà decadere automaticamente l’emendamento di FdI sulle intercettazioni, senza che il presidente Ignazio La Russa debba dichiararne l’inammissibilità in aula. La Russa aveva anticipato quella strada già di mattina, quotando la probabilità «al 99%», ma la decisione non è mai arrivata ufficialmente: prima per l’attesa dei pareri della commissione Bilancio, poi perché nel frattempo il governo ha scelto la strada della fiducia.
Il provvedimento verrà votato nel testo base, cioè senza nessuno degli oltre 400 emendamenti presentati, la gran parte dall’opposizione. La ragione ufficiale è quella dei tempi: il decreto deve approdare alla Camera per il via libera definitivo entro l’11 agosto.
Tajani: «Non possiamo cambiare idea ogni tre mesi»
La posizione di Forza Italia sulle intercettazioni era rimasta granitica. Il partito aveva fatto sapere, con più voci, che avrebbe votato contro l’emendamento di FdI, ritenuto in contrasto con le garanzie costituzionali. Lo stesso Tajani era stato netto: «Sulle intercettazioni a strascico rimaniamo contrari anche per una questione di coerenza, perché parliamo di un testo approvato da tutto il centrodestra pochi mesi fa. Non possiamo cambiare idea ogni tre mesi sulla base degli umori del mondo».
La fiducia risolve il problema a monte, senza costringere i forzisti a votare contro la maggioranza. Almeno stavolta.
Legge elettorale preferenze: la resa dei conti rinviata a settembre
Nella coalizione la parola d’ordine sembra essere quella di abbassare la temperatura prima della pausa di agosto. Tanto le intercettazioni quanto la legge elettorale torneranno al centro del dibattito a settembre, quando il Parlamento riprenderà i lavori. L’auspicio, nei corridoi di Palazzo Madama, è che la sosta ferragostana raffreddi gli animi. Ma i nodi restano tutti sul tavolo.
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