Fondi tagliati, la Sicilia lascia sul tavolo 44 milioni per le città
Il decreto firmato dai ministeri dell’Interno e dell’Economia cancella 44 milioni destinati a Comuni siciliani: da Palermo all’Agrigentino, opere ferme al palo.
Pnrr Sicilia rigenerazione urbana: 44 milioni cancellati dal decreto
Quarantaquattro milioni di euro evaporati. È il conto che la Sicilia paga con il decreto firmato a fine luglio dai ministeri dell’Interno e dell’Economia, che ha cancellato finanziamenti per la rigenerazione urbana in Sicilia già assegnati a Comuni dell’isola nell’ambito del Pnrr e dei fondi statali. A livello nazionale il provvedimento ha stoppato lavori per 113 milioni di euro, e quasi il 40% di quella cifra riguarda l’Isola.
A sollevare il caso è il deputato M5S all’Ars Adriano Varrica, che da anni segue l’iter di questi interventi, nato con il governo Conte, rimodulato più volte e ora definitivamente chiuso.
Palermo perde 20 milioni, colpite anche Agrigento e Monreale
Il Comune che incassa il danno maggiore è Palermo, con 20 milioni di euro sfumati. La voce più consistente, 12 milioni, era destinata alla riqualificazione della foce del fiume Oreto, progetto sul quale, proprio martedì scorso, era arrivato il parere positivo di compatibilità ambientale della Regione. Gli altri due interventi palermitani riguardavano il recupero dell’approdo Vergine Maria (2,8 milioni) e la riqualificazione del Parco Villa Turrisi (5,2 milioni).
Fuori dai finanziamenti anche Agrigento (10 milioni, per la riqualificazione del quartiere Santa Croce) e Monreale (5 milioni, tra l’edificio municipale di piazza Inghilleri, l’arredo urbano di via Miceli e l’antico quartiere del Pozzillo). Il decreto colpisce poi Ribera (3,5 milioni), Rosolini e Pachino nel Siracusano, Pozzallo nel Ragusano e San Giovanni La Punta nel Catanese.
La storia dei fondi: dal 2020 al binario morto
Le somme furono stanziate nel 2020 da Roma attraverso avvisi pubblici. Dopo il Covid, nel 2022, finirono nella partita del Pnrr, poi riprogrammato dal governo Meloni. I progetti che avanzavano più lentamente, come quelli palermitani, tornarono al finanziamento statale diretto, ma con una condizione: aggiudicare i lavori entro settembre 2024. Gli altri Comuni proseguirono sul binario Pnrr, con scadenza giugno 2026.
Palermo tentò in extremis di salvare le somme dirottandole sul Pon Metro Plus, ma nel 2026 Roma ha ridotto quei fondi, escludendo di fatto le opere del capoluogo siciliano. Fino al decreto di definanziamento definitivo.
Lo scontro politico: M5S e Cgil contro, FdI difende il governo
Varrica non usa mezzi termini: «conferma che la Sicilia è il bersaglio preferito del governo Meloni: quasi il 40% dei progetti stoppati in tutto il Paese riguarda l’Isola, con il paradosso che le amministrazioni penalizzate sono quasi tutte di centrodestra. A pagare sarà la collettività, con una pesante battuta d’arresto per la rigenerazione urbana».
Sulla stessa linea il segretario generale della Cgil Sicilia Alfio Mannino, che individua «precise responsabilità politiche e amministrative: anziché sostenere i servizi di progettazione dei Comuni, Roma ha preferito usare i ritardi burocratici come alibi per tagliare risorse e fare cassa».
Risposta secca dal commissario regionale di Fratelli d’Italia Luca Sbardella: «pretestuose le polemiche, tipiche di chi è privo di argomenti. Se alcuni municipi non sono riusciti a rispettare tempi e condizioni del Pnrr, non è certo colpa del governo, che a quel punto non può che ritirare gli stanziamenti previsti. La responsabilità è dei Comuni, che devono imparare a rispettare le scadenze, necessarie se si vuole quantomeno iniziare un progetto senza far passare anni».
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