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Musumeci migranti, «il Mediterraneo tomba senza croci di 20mila persone»

Il ministro alla tappa catanese di Bar Italia, intervistato da Gaetano Mineo: difende il patto per l’asilo, attacca la sinistra sui morti nel Mediterraneo e si chiede quale destino attenda chi sbarca.

DI REDAZIONE EDIC. · 22 AGOSTO 2026 · ONLINE ALLE 12:01 · ⏱ 4 MINUTI DI LETTURA
Nello Musumeci intervistato da Gaetano Mineo a Bar Italia sulla Playa di Catania

La prima domanda arriva dalle prime pagine di giornata. Gaetano Mineo, che intervista per Il Tempo, parte dal caso Ceuta e dai «dublinanti che dividono l’Europa». Prima c’era mare calmo, dice, poi è successo quello che è successo.

Nello Musumeci risponde spostando subito il piano. «È la riprova che la sinistra si inventa un tema ogni settimana, non avendo una strategia politica da portare avanti».

Siamo alla tappa catanese di Bar Italia, la manifestazione itinerante di Fratelli d’Italia che quest’anno viaggia con lo slogan «la destra non si ferma d’estate». L’incontro si è svolto ieri pomeriggio, venerdì 21 agosto, al lido Le Palme Beach della Playa. Presenti il deputato Francesco Ciancitto, l’eurodeputato Ruggero Razza e i senatori Salvo Pogliese e Salvo Sallemi, mentre tra il pubblico sedeva l’onorevole Fabio Fatuzzo.

Due partite diverse

Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare distingue nettamente i due dossier che in questi giorni vengono confusi. «Una cosa è il rapporto con la Spagna, e quindi la sospensione del trattato di Schengen. Un’altra cosa è il patto per i migranti e per l’asilo».

Quest’ultimo, sostiene, ha ristabilito «un principio di equità fra gli Stati membri dell’Unione Europea» e ha introdotto la solidarietà là dove finora si registrava «soltanto esasperato individualismo ed egoismo». Insieme alle procedure rapide e al ricorso ai Paesi terzi, «il cosiddetto modello Albania».

Sui numeri della polemica è netto. «I numeri messi in campo dalla sinistra sono assolutamente privi di fondamento». Secondo Musumeci le persone che potrebbero rientrare in Italia come Paese di primo approdo sono «soltanto alcune centinaia», mentre il governo avrebbe respinto «in pochissimo tempo decine di migliaia di richieste presentate in tal senso».

Il patto produce effetti dal 12 giugno, e per il ministro rappresenta uno dei risultati più significativi ottenuti dal modello italiano in Europa. A sostegno cita un dettaglio diplomatico. Il fatto che Francia e Spagna non abbiano contestato all’Italia l’equa applicazione dell’accordo, «malgrado gli attriti e le incomprensioni di questi ultimi tempi», la dice lunga.

Ammette però che si tratta di uno strumento ancora in rodaggio. «È un patto ancora in fase sperimentale nella sua applicazione, quindi migliorabile sicuramente, va certamente affinato».

Il conto dei morti

Il passaggio più duro arriva quando il ministro si rivolge direttamente agli avversari politici.

«Vorrei ricordare alla sinistra, che è tanto brava nel dispensare consigli e saggezze, che dal 2011 al 2021 il Mediterraneo nella tratta Africa-Italia è diventato la tomba senza croci di oltre 20.000 migranti». E aggiunge la chiosa politica, «dal 2011 al 2021, come sanno gli italiani, nel nostro Paese governava la sinistra».

Sul quadro normativo europeo il giudizio è definitivo. «Il trattato di Dublino è ormai superato dal tempo, per gli anni che sono trascorsi e per gli effetti devastanti che ha determinato». Lo spirito del nuovo patto, spiega, è che «non può essere l’Italia o la Grecia o la Spagna, per la loro collocazione geografica rispetto al Mediterraneo, pagare per tutti gli altri 24 Stati membri».

«Che sorte avrà chi sbarca»

La parte centrale del ragionamento riguarda però il destino delle persone, e Musumeci la costruisce come una sequenza di domande.

«Si fa presto a dire accoglienza degli immigrati, ma l’accoglienza presuppone una serie di fattori che fino a questo momento non abbiamo registrato». Poi la domanda che dice di porsi prima di ogni altra. «Che sorte avrà l’immigrato che sbarca in maniera irregolare dopo aver pagato la tangente alle organizzazioni mafiose? Quale destino lo aspetta?».

La risposta che si dà è un elenco. «Una vita di sofferenze, una vita di sfruttamenti, una vita ai margini della società, una vita senza diritti essenziali, la caccia all’uomo».

Da qui la contestazione al centrosinistra, accusato di non porsi le domande giuste. «Una sinistra responsabile avrebbe dovuto semmai chiedersi, abbiamo noi in Italia bisogno di braccia? Abbiamo bisogno di forza lavoro? Di quale quantità abbiamo bisogno? E questa forza lavoro è formata? È nelle condizioni di poter entrare nel circuito produttivo delle imprese e delle aziende? È disposta a condividere le leggi dello Stato italiano?».

Il passaggio sulla religione

L’ultima domanda della sequenza riguarda il terreno culturale, e il ministro la formula con nettezza. «È disposta ad avere rispetto per la nostra religione? Perché è chiaro che l’imposizione della propria religione non può essere tollerata da un Paese che è cresciuto e che si è formato all’ombra della croce di Cristo».

Poi però precisa i confini di quell’affermazione. «Noi non pretendiamo che tutti debbano diventare cristiani, ma è chiaro che avere rispetto per le religioni degli altri non significa dover rinunciare o doverci vergognare della nostra religione».

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