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Sicilia, lavoro fragile e stipendi da fanalino di coda. Il report Inps fotografa l’isola che fugge

Il Rendiconto sociale 2025 racconta un’occupazione in lieve crescita ma precaria e maschile, salari lontani dalla media nazionale e 174mila giovani Neet. Nel 2024 oltre 25mila residenti in meno.

DI REDAZIONE EDIC. · 25 LUGLIO 2026 · ONLINE ALLE 08:17 · ⏱ 3 MINUTI DI LETTURA
Lavoro precario giovani Sicilia, report Inps 2025

Il Rendiconto sociale Inps 2025 fotografa il lavoro in Sicilia

Un po’ più di posti di lavoro, ma quasi tutti a termine. Salari tra i più bassi d’Italia, un esercito di giovani che non studiano né lavorano, e migliaia di siciliani che ogni anno fanno le valigie. È la fotografia scattata dal Rendiconto sociale 2025 dell’Inps per la Sicilia, presentato ieri a Palazzo Steri a Palermo. Numeri che raccontano un’isola ferma, dove i timidi segnali positivi non bastano a invertire la rotta.

Un’occupazione che cresce poco e male

Il lieve aumento delle assunzioni su base annua, pari allo 0,5%, non sposta gli equilibri. Il tasso di occupazione resta inchiodato al 47,3%, lontanissimo dal 62,5% della media nazionale, mentre la disoccupazione tocca il 12%, il doppio del dato italiano. Gli inattivi sfiorano il milione e 400mila, due terzi dei quali donne, e la Sicilia conserva il primato dei Neet, con circa 174mila ragazzi tra i 15 e i 29 anni fuori da studio, lavoro e formazione.

C’è poi la questione della qualità del lavoro. Il saldo tra assunzioni e cessazioni resta positivo, con 25mila unità in più, ma l’82% dei nuovi contratti è a tempo determinato, stagionale o intermittente. I posti stabili si fermano ad appena il 17,5% del totale.

Salari indietro e divario di genere

Alla precarietà si somma il nodo delle retribuzioni. Nel settore privato una donna guadagna in media 63 euro lordi al giorno contro gli 82 della media nazionale, un uomo 87 euro a fronte di oltre 111. In busta paga significa stipendi mensili tra i 1.250 e i 1.800 euro lordi, cifre che rendono difficile mantenere una famiglia. E il divario di genere resta profondo, con circa 26 euro al giorno in più per gli uomini.

Pensioni sotto la soglia

Il quadro non migliora sul fronte previdenziale. In Sicilia quasi un quarto della popolazione percepisce una pensione, ma il 46% riceve meno di mille euro al mese. Gli assegni di nuova liquidazione sono inoltre più bassi di quelli già in pagamento, in media 1.291 euro lordi per le donne e 1.681 per gli uomini, con un calo netto rispetto alle generazioni precedenti, effetto di carriere discontinue, salari bassi e precarietà diffusa.

L’isola che si svuota

Sullo sfondo, una regione che continua a perdere abitanti. Nel 2024 il saldo demografico è stato negativo per oltre 25mila persone, tra calo delle nascite e migrazione. Circa 26mila siciliani hanno spostato la residenza in altre regioni, soprattutto in Lombardia e in larga parte under 35, a fronte di poco più di 15mila arrivi.

Le richieste dei sindacati

Per il segretario generale della Cisl Sicilia Leonardo La Piana, i dati confermano che l’isola ha «bisogno di politiche capaci di trasformare i dati in scelte concrete e di lungo periodo. Occorre una strategia che punti su lavoro di qualità, occupazione stabile, soprattutto per giovani e donne, sostegno alla natalità e alle famiglie, rafforzamento del welfare e della sanità territoriale». Da qui il rilancio della «proposta di un Patto per il lavoro di qualità che coinvolga Regione, parti sociali, sistema produttivo e istituzioni».

Sul versante previdenziale, la segretaria della Uil Sicilia Luisella Lionti avverte che «l’aumento dell’età pensionabile non può essere la soluzione strutturale alla sostenibilità del sistema. Serve riaprire un confronto serio sulla riforma puntando a un meccanismo più equo». Le recenti restrizioni, aggiunge, «producono risparmi nel breve periodo scaricando però il costo sociale sulle persone. In particolare sulle donne. Ma anche sui giovani precari».

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