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Manovra pensioni, Lega spinge per uscita a 64 anni

La Lega rilancia l’uscita anticipata a 64 anni con ricalcolo contributivo, Forza Italia punta sulle minime. La Cgil: perdite fino a 365 euro al mese.

DI REDAZIONE EDIC. · 8 SETTEMBRE 2026 · ONLINE ALLE 07:37 · ⏱ 2 MINUTI DI LETTURA
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Riparte lo scontro dentro la maggioranza sulle pensioni, uno dei capitoli più delicati della prossima manovra pensioni inserita nella legge di Bilancio. La Lega torna a chiedere l’uscita a 64 anni con ricalcolo contributivo dell’assegno, mentre Forza Italia preferirebbe puntare sull’aumento delle pensioni minime. Contro l’ipotesi leghista si schiera subito la Cgil, che calcola una riduzione dell’assegno superiore al 10% per chi scegliesse l’anticipo.

Le due proposte in campo

Forza Italia riprende un progetto caro al fondatore Silvio Berlusconi e punta sulle pensioni minime. La Lega, invece, insiste sulla possibilità di andare in pensione a 64 anni con ricalcolo contributivo per chi rientra nel sistema misto, cioè chi ha iniziato a lavorare prima del 1996. Il partito guidato da Matteo Salvini vorrebbe anche bloccare lo scatto di un mese aggiuntivo previsto da gennaio per il pensionamento di vecchiaia, che salirebbe a 67 anni e un mese.

Il progetto della Lega non ha ancora numeri definiti né una platea quantificata. Un primo annuncio è arrivato a Rimini dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, mentre maggiori dettagli potrebbero emergere dalla riunione «pre-Pontida» in programma oggi e domani a Roma, alle Officine Farneto.

I calcoli della Cgil

Il sindacato, tramite la newsletter Collettiva, ha diffuso alcune simulazioni. Con 40 anni di contribuzione e una retribuzione annua di 35mila euro, la pensione calcolata con il sistema misto sarebbe di circa 1.726 euro mensili. Passando al ricalcolo contributivo scenderebbe a circa 1.543 euro, oltre 182 euro in meno al mese. Con una retribuzione di 50mila euro la perdita salirebbe a 261 euro mensili, con 70mila euro a oltre 365 euro al mese.

La Cgil boccia anche l’ipotesi di utilizzare il Tfr per finanziare in parte l’uscita anticipata, una proposta già circolata lo scorso anno. Secondo il sindacato la misura scaricherebbe il costo dell’anticipo interamente sui lavoratori, costretti ad accettare un assegno più basso per tutta la vita e, in alcuni casi, a intaccare il proprio trattamento di fine rapporto.

Le altre reazioni

Anche il Movimento 5 Stelle si oppone alla proposta della Lega sul Tfr. La senatrice e vicepresidente del Senato Mariolina Castellone ha definito la misura una scelta sbagliata in un momento di pressione su pensioni e salari.

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, sempre a Rimini, rispondendo indirettamente a Durigon. Fava ha ribadito che l’ente si limiterà ad attuare quanto stabilito dal legislatore, senza entrare nel merito politico della proposta.

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