Ferrovie Sicilia investimenti: 20 miliardi, 5 da trovare
Il Contratto di programma Rfi fotografa quasi 20 miliardi di opere ferroviarie in Sicilia su 25 progetti, con 5 miliardi ancora da reperire.
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Ferrovie Sicilia investimenti: quasi 20 miliardi, 5 restano da trovare
Quasi venti miliardi di euro di opere previste in Sicilia: il quadro dei ferrovie Sicilia investimenti emerge dal Contratto di programma aggiornato tra il ministero dei Trasporti e Rfi, la società che costruisce e gestisce la rete ferroviaria nazionale. I progetti sono venticinque, tra cantieri già avviati e interventi ancora sulla carta. Di quella somma, però, cinque miliardi restano ancora da reperire, tra coperture mancanti e integrazioni necessarie.
Il documento è stato approvato dal Cipess il 10 dicembre scorso, firmato il giorno seguente e diventato operativo solo dopo il decreto interministeriale del 25 maggio e la registrazione della Corte dei conti.
Il piano nazionale e i numeri complessivi
A livello nazionale, Rfi risulta impegnata su investimenti in esecuzione e programmati per 270 miliardi complessivi, con cantieri già aperti per 126 miliardi. L’aggiornamento rispetto al 2024 cancella lotti ex Pnrr per 1,16 miliardi, ma ne aggiunge 1,7 vincolati al completamento di opere previste per legge, tra cui quelle del Por Sicilia, e altri 2,2 miliardi non vincolati, destinati a rifinanziare lotti Pnrr definanziati, coprire i maggiori costi dei cantieri aperti e avviare nuove infrastrutture. Il saldo finale è positivo per 2,8 miliardi.
Le nuove opere in Sicilia
Tra gli interventi che entrano per la prima volta nelle tabelle c’è il completamento della velocizzazione della Catania-Siracusa, che richiede 44 milioni ancora da trovare, e la velocizzazione della Siracusa-Ragusa-Gela, che ne richiede 200, di cui 199 non coperti. La seconda macrofase del nuovo collegamento Palermo-Catania presenta un fabbisogno da finanziare di 566 milioni.
Nei programmi pluriennali compaiono 59 milioni per ammodernare gli itinerari Palermo-Catania-Messina, Messina-Palermo e Messina-Siracusa, e 19 milioni per l’aggiornamento tecnologico dei nodi di Palermo, Catania e Messina. Sul fronte portuale sono previsti 312 milioni per velocizzare l’attraversamento dinamico dello Stretto, di cui 144 ancora mancanti.
I cantieri già avviati e coperti finanziariamente
Tra i programmi prioritari già in corso con copertura assicurata figurano la velocizzazione della Palermo-Agrigento con 165 milioni, quella della Catania-Siracusa con 100 milioni, il ripristino della Palermo-Trapani via Milo per 237 milioni, l’elettrificazione della Cinisi-Alcamo per 102 milioni e il collegamento di Augusta con 175 milioni.
Nelle aree metropolitane risultano finanziati il nodo di Palermo con 1,3 miliardi, la prima fase del raddoppio Messina-Siracusa con 126 milioni, la tratta Fiumetorto-Castelbuono del raddoppio Palermo-Messina con un miliardo e la chiusura dell’anello Politeama-Notarbartolo a Palermo con 141 milioni, in aumento di 14. Completano il quadro i 104 milioni per il porto di Augusta e i 47 milioni per l’accesso all’aeroporto di Trapani Birgi.
Sulle grandi direttrici nazionali pesano il raddoppio Giampilieri-Fiumefreddo, che costa 2,5 miliardi con altri 105 milioni da aggiungere, e la prima fase della nuova Palermo-Catania, che dopo una stima iniziale di 8,5 miliardi recupera 365 milioni dai definanziamenti ma ne richiede altri 771.
Il nodo di Catania e i 40 milioni per il Ponte
Tra i nuovi interventi prioritari debutta il ripristino della Caltagirone-Gela: su 397 milioni di costo complessivo, il fabbisogno ancora scoperto è di 105 milioni. Il potenziamento della Palermo-Agrigento-Porto Empedocle bassa risulta invece coperto con 103 milioni. Il caso più pesante riguarda il nodo di Catania: a fronte di un costo di 1,6 miliardi, il fabbisogno ancora da finanziare ammonta a 994 milioni.
C’è poi un dato che fotografa con chiarezza lo stato del dossier Ponte sullo Stretto. Per gli accessi all’opera dalle coste calabrese e siciliana sono previsti 1,7 miliardi, ma allo stato attuale risultano stanziati in via prudenziale soltanto 40 milioni. Un segnale diretto della mancata registrazione della delibera Cipess sul progetto.
Il valzer ai vertici di Fs e il ruolo siciliano
Il quadro si intreccia con una fase di cambiamenti ai vertici del gruppo ferroviario. Le polemiche sul caos nei trasporti, generato da migliaia di cantieri aperti e dagli attentati alle infrastrutture, insieme alle dimissioni anticipate di Stefano Antonio Donnarumma, hanno spinto il ministro Matteo Salvini a nominare alla guida di Fs il ferroviere di lungo corso Giampiero Strisciuglio, ex amministratore delegato di Trenitalia. Il suo successore alla guida di Trenitalia è ancora atteso.
Possibili cambiamenti potrebbero riguardare anche Rfi. Secondo alcune indiscrezioni, la conferma dell’attuale amministratore delegato Aldo Isi non sarebbe scontata. Tra i nomi che circolano c’è quello del siciliano Dario Lo Bosco, oggi alla guida di Fs Engineering e considerato tra i maggiori esperti di trasporti a livello internazionale. Se l’indiscrezione trovasse conferma, il primo banco di prova sarebbe proprio la messa a terra di quel Contratto di programma che, sulla carta, promette di cambiare il volto della rete ferroviaria siciliana.
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