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Parolin a Catania per i 900 anni di sant’Agata. «Purché non sia quello dell’Etna»

Il cardinale Pietro Parolin a Catania come Legato Pontificio per il nono centenario della traslazione delle spoglie di sant’Agata. Dalla battuta sull’Etna alle parole su Ucraina e migranti.

DI REDAZIONE EDIC. · 16 AGOSTO 2026 · ONLINE ALLE 22:56 · ⏱ 4 MINUTI DI LETTURA
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C’è un momento, nella visita del cardinale Pietro Parolin a Catania, che ha strappato un applauso fragoroso nella sala giunta di Palazzo degli Elefanti. Il sindaco Enrico Trantino stava salutando il Legato Pontificio con una formula di circostanza. «Che la sua presenza possa accendere oggi il fuoco della speranza». Il Segretario di Stato Vaticano ha replicato a stretto giro. «Purché non sia quello dell’Etna».

Una battuta che, in una settimana di cenere e voli cancellati, ha detto molto sulla capacità di leggere il momento che sta attraversando la città.

La nomina di Papa Leone XIV

Parolin è arrivato a Catania per le celebrazioni del nono centenario della traslazione delle spoglie di sant’Agata da Costantinopoli. Papa Leone XIV lo ha nominato Legato Pontificio per la due giorni della ricorrenza.

Ad accoglierlo l’arcivescovo metropolita Luigi Renna, insieme al presidente della Conferenza episcopale siciliana Antonino Raspanti, vescovo di Acireale, che ha aperto i festeggiamenti celebrando la prima messa in Cattedrale. Prima dell’incontro con le autorità civili e militari, Renna ha accompagnato il cardinale in tutti i luoghi legati al martirio della Vergine.

La poltrona di Giovanni Paolo II

Nel pomeriggio l’accoglienza a Palazzo degli Elefanti. Trantino ha donato al porporato un Elefantino realizzato dall’orafo Ugo Lombardo, mentre il presidente del Consiglio comunale Sebastiano Anastasi ha consegnato il libro-martirologio della Vergine catanese. Un terzo dono è arrivato dal Comitato per i festeggiamenti del 5 Febbraio, presentato dal segretario padre Orazio Bonaccorsi e dal presidente Carmelo Grasso.

Poi il passaggio in sala giunta, con un dettaglio che ha spiazzato l’ospite. Il cerimoniere del Comune, facendolo accomodare al centro del tavolo delle autorità, gli ha sussurrato che era la stessa poltrona su cui si era seduto Giovanni Paolo II durante la visita del 1994. «Sono imbarazzato», ha risposto Parolin, «e personalmente mi auguro che presto vi si possa sedere Sua Santità Leone XIV».

«Agata è di Catania e Catania è Agata»

Prendendo la parola, Anastasi ha sintetizzato il rapporto tra la città e la sua patrona. «Agata è di Catania e Catania è Agata, tutta la storia cittadina si fonda su questo sinonimo». Un legame che il cardinale ha detto di aver percepito con chiarezza. «Ho toccato con mano quanto sia forte questo legame fra la città e la sua patrona».

Nelle scorse settimane Catania ha avanzato la candidatura della festa del 5 Febbraio a patrimonio immateriale dell’Unesco. Per il centenario è stato coniato anche un annullo speciale.

Parolin ha poi richiamato le virtù della martire e ha rivolto un invito alla bontà e alla semplicità. «Tutti dobbiamo essere buoni, perché tutto passa, ma la bontà sarà eterna». Sul rapporto tra fede e amministrazione ha aggiunto che «la vita cristiana può animare la vita sociale stimolando quelle che sono le attitudini degli amministratori e dei cittadini», auspicando che questa compenetrazione «possa essere feconda e continuare a beneficio della comunità religiosa e di quella civile».

Ucraina, migranti e la richiesta di pace

In serata, a margine della veglia di preghiera ad Aci Castello, il Segretario di Stato ha affrontato con i giornalisti i dossier internazionali.

Sull’Ucraina ha confermato che la mediazione vaticana resta senza risposta. «Abbiamo tentato, in tanti modi, a cominciare da Papa Francesco, di offrire una mediazione da parte della Santa Sede. Fino a questo momento non c’è stata nessuna risposta in maniera diretta. Noi continuiamo i nostri sforzi. Adesso ci sarà il segretario per i Rapporti con gli Stati, monsignor Gallagher, che andrà a Mosca. Speriamo che qualche frutto si raccolga e si possano avviare dei percorsi di cessate il fuoco e poi, anche, di negoziato».

Sulla crisi di Ceuta e sul braccio di ferro tra Italia e Spagna, alla domanda se il caso rischi di minare l’Europa ha risposto senza esitazioni. «Certamente». E ha aggiunto: «Sulla questione migratoria non c’è mai stato un grande consenso ed è quello su cui la Santa Sede ha sempre insistito. Deve esserci un approccio comune che permetta di affrontare in modo umano questa situazione».

Sul conflitto tra Stati Uniti e Iran ha ribadito il ruolo della Chiesa. «La Chiesa da sempre fa un appello alla pace. Purtroppo non sempre questo appello viene seguito, anzi molte volte non viene seguito. Però io credo che la Chiesa deve continuare a insistere su questo tema, che poi, alla fine, trova eco nei cuori degli uomini».

E ai cronisti che lo interrogavano sul clima internazionale ha lasciato una lettura in controtendenza. «Sembra che si stia diffondendo l’odio in tutte le direzioni, ma c’è anche, e questo vorrei sottolinearlo, una grande attesa di pace e di fraternità».

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