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Legge Liberi di Scegliere: minori fuori dalla mafia

Il Senato approva all’unanimità la legge Liberi di Scegliere: protegge minori e under 25 figli di famiglie mafiose. Il modello nasce da Catania.

DI REDAZIONE EDIC. · 16 LUGLIO 2026 · AGGIORNATO ALLE 13:49 · ⏱ 3 MINUTI DI LETTURA
Roberto Di Bella

Roberto Di Bella

La legge Liberi di Scegliere è realtà. Il Senato l’ha approvata all’unanimità, trasformando in norma nazionale quello che per oltre un decennio è stato un protocollo sperimentale nei tribunali minorili italiani. Il testo protegge minori e giovani fino a 25 anni nati in famiglie mafiose, e i genitori che decidono di tagliare i ponti con la criminalità organizzata. Era già passato alla Camera il 1° luglio; ora è legge dello Stato.

Legge Liberi di Scegliere: l’idea nata a Catania

La storia di questo provvedimento parte dalla Sicilia, e più precisamente da Roberto Di Bella, oggi presidente del Tribunale per i minorenni di Catania. Fu lui, nel 2012, quando guidava lo stesso ufficio a Reggio Calabria, a mettere a punto il protocollo che porta il nome della legge appena approvata. L’obiettivo era semplice quanto ambizioso: garantire ai ragazzi nati in contesti mafiosi un percorso concreto di uscita, senza che il cognome di famiglia diventasse una condanna.

Quel modello ha funzionato. Applicato per più di dieci anni nei tribunali minorili, ha prodotto risultati misurabili ed è diventato la base su cui il Parlamento ha costruito la norma nazionale. Non a caso, giovedì scorso, proprio a Catania, era arrivata la promessa che oggi trova risposta: lo stesso giorno in cui la città ha ricevuto la nuova sede del tribunale guidato da Di Bella, ospitata nell’Ipab Educandato Regina Elena.

Meloni: «Onoriamo Falcone e Borsellino con i fatti»

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato il voto con parole nette. «L’approvazione all’unanimità in Parlamento della legge che consente di allontanare donne e bambini dalle famiglie mafiose rappresenta un tassello fondamentale per innovare la legislazione antimafia costruita da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e per renderla sempre più solida ed efficace».

Sul cambiamento di approccio introdotto dalla norma, Meloni è stata esplicita: «La legge introduce un nuovo strumento di prevenzione, che si va ad aggiungere a quanto già previsto a livello normativo e operativo sul fronte della repressione e della collaborazione. Lo Stato offrirà un’alternativa di libertà a chi nasce in una famiglia mafiosa ma non vuole crescere e diventare mafioso». E ancora: «Bambini, ragazzi e donne avranno l’opportunità di scegliere la propria strada e lo Stato garantirà loro la protezione necessaria per costruirsi altrove una vita onesta e sicura».

Il riferimento alla data non è casuale. «Con questa legge, alla vigilia del trentaquattresimo anniversario della strage di via D’Amelio, rinnoviamo ancora una volta il nostro impegno per onorare con i fatti la memoria di chi ha sacrificato ogni cosa per liberare l’Italia dal cancro mafioso».

Cosa prevede concretamente la nuova norma

Per la prima volta viene costruito a livello nazionale un sistema organico di protezione. Il provvedimento consente di intervenire anche sulla responsabilità genitoriale, quando necessario, per inserire le persone coinvolte in percorsi di assistenza educativa, psicologica, scolastica, lavorativa ed economica. La logica è precisa: impedire che il legame di sangue si trasformi in un destino senza via d’uscita.

Il testo è nato da una proposta bipartisan: l’ha firmata la senatrice siciliana del Pd Enza Rando insieme alla deputata e presidente dell’Antimafia Chiara Colosimo. Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, che aveva garantito l’approvazione proprio durante la tappa catanese di giovedì, ha dichiarato: «Con l’approvazione definitiva del Senato, “Liberi di scegliere” diventa legge. È un risultato importante, raggiunto all’unanimità, che afferma un principio decisivo: nessun figlio deve essere condannato a ereditare le regole e le appartenenze criminali dei propri genitori».

Colosimo: «La vittoria della libertà»

Chiara Colosimo ha definito l’approvazione «un sogno che per anni è sembrato impossibile», sottolineando che la legge nasce dall’ascolto diretto di chi ha trovato il coraggio di ribellarsi ai clan. «Oggi non celebriamo soltanto l’approvazione di una legge, oggi celebriamo la vittoria della libertà».

Il senatore di Fratelli d’Italia Giorgio Salvitti ha aggiunto che la riforma restituisce «la libertà a chi non l’ha mai conosciuta», aprendo ai figli delle famiglie mafiose una possibilità reale di costruirsi un futuro altrove.

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