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Il tribunale federale di New York chiude la class action su Helbiz Coin

Il giudice federale di New York nega la certificazione della classe: gli investitori del token HBZ avevano posizioni troppo diverse per procedere collettivamente.

DI REDAZIONE EDIC. · 24 LUGLIO 2026 · ONLINE ALLE 08:17 · ⏱ 3 MINUTI DI LETTURA
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Class action Helbiz Coin: il giudice nega la certificazione della classe

La class action Helbiz Coin è finita. L’8 luglio il giudice federale Louis L. Stanton, del Tribunale federale per il Distretto Sud di New York, ha negato la certificazione della classe e chiuso definitivamente il procedimento collettivo contro Salvatore Palella e micromobility.com Inc. Nessuno dei ricorrenti ha presentato appello entro i termini, rendendo il verdetto inappellabile.

Il ragionamento alla base della decisione è netto: ogni acquirente del token HBZ aveva comprato su una piattaforma diversa, in un luogo diverso, con un portafoglio digitale collocato altrove e un danno lamentato di natura differente. Il giudice Stanton ha scritto che «le pretese dei ricorrenti non possono essere valutate in modo uniforme, poiché ogni investitore presenta circostanze differenti (luogo di acquisto, piattaforma utilizzata, localizzazione dei wallet, natura del presunto danno), rendendo necessaria un’analisi individuale di ciascuna posizione». Senza una platea omogenea da rappresentare in giudizio, la class action non reggeva.

Bocciata anche la via giuridica scelta dai ricorrenti

La sentenza va oltre la questione della certificazione. Il magistrato ha ritenuto che l’azione civile basata sulla normativa Rico fosse la strada sbagliata: il caso si fondava su «presunte violazioni riconducibili al diritto dei mercati finanziari», un ambito giuridico diverso. Bocciata anche la perizia del principale consulente dei ricorrenti, giudicata speculativa e priva di un metodo affidabile, quindi inadatta a provare nesso causale e danni su scala collettiva. Respinta, per contro, la richiesta degli attori di escludere dal processo le consulenze depositate dalla difesa.

Sei anni di procedimento: la storia della causa

La vertenza aveva preso il via nel giugno 2020, quando alcuni acquirenti del token HBZ, emesso nel 2018 con una Initial Coin Offering, si erano rivolti al tribunale sostenendo di essere stati vittime di un raggiro. L’accusa riguardava impegni disattesi sull’utilizzo della criptovaluta all’interno dell’ecosistema di mobilità della società, ipotesi sempre contestate dai convenuti.

Il procedimento ha attraversato fasi alterne. Archiviato una prima volta nel gennaio 2021, era stato riaperto dalla Corte d’Appello del Secondo Circuito, poi sfoltito nel settembre 2023 con l’uscita di scena di diversi convenuti e la caduta di numerosi capi d’accusa. L’ultimo passaggio, quello sulla certificazione della classe, ha chiuso la partita.

Palella: «Ci siamo difesi solo nelle aule di tribunale»

Per Salvatore Palella, oggi editore del quotidiano La Sicilia e fondatore di Palella Holdings, il pronunciamento ha anche un peso personale. «Si tratta di un momento estremamente importante per me, per la Società e per tutti coloro che hanno continuato a credere nella correttezza del nostro operato», ha dichiarato. E poi: «Fin dal primo giorno abbiamo riposto piena fiducia nella giustizia americana e abbiamo deciso di difenderci esclusivamente nelle aule di tribunale, senza ricorrere a campagne mediatiche. Per oltre sei anni il mio nome e quello della Società sono stati associati ad una class action priva di fondamento, che purtroppo è stata oggetto di una grande attenzione mediatica in tutto il mondo. Oggi quella proposta di class action non esiste più».

Da micromobility.com arriva la stessa soddisfazione. L’amministratore delegato Gian Luca Spriano parla di «un traguardo estremamente significativo» e annuncia che la società potrà ora concentrarsi sul piano industriale e sulla creazione di valore per gli azionisti.

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