Benzina cara in Sicilia: a Linosa si paga 3,25 euro al litro
Dalla raffineria di Augusta agli isolani che pagano il pieno 162 euro: la mappa dei prezzi del carburante in Sicilia tra effetto speculazione e costi di trasporto.
A Linosa un litro di benzina costa 3,25 euro. Cinquanta litri: 162,50 euro. Sessantadue in più di chi fa lo stesso pieno sul continente. Il fenomeno della benzina cara in Sicilia non è un’anomalia isolata: è il punto più estremo di una mappa dei prezzi del carburante che Repubblica ha pubblicato oggi, e che racconta un’isola già cara con le isole minori che toccano cifre difficili da giustificare.
Palermo a 2,40, Pantelleria peggio ancora
Sulla rete ordinaria italiana la benzina ha superato i due euro al litro per la prima volta da settembre 2023. In Sicilia si va ben oltre. Domenica scorsa alcuni distributori di Palermo segnavano 2,40 euro sia per la benzina che per il gasolio. A Pantelleria il diesel self supera la media nazionale di quasi sessanta centesimi: un pieno costa circa ventinove euro in più rispetto al resto del Paese.
Da inizio luglio la benzina è salita di diciannove centesimi al litro, il gasolio di ventitré. Per ogni pieno da cinquanta litri, gli automobilisti spendono rispettivamente dieci e quasi dodici euro in più rispetto a un mese e mezzo fa. Il taglio delle accise prorogato dal governo fino al 25 agosto ha già perso efficacia: i prezzi sono tornati ai livelli del 4 agosto, giorno in cui la misura era entrata in vigore.
Benzina cara in Sicilia: effetto speculazione sull’assenza di concorrenza
Le ragioni dei rincari sono più d’una. C’è la crisi nello Stretto di Hormuz, con pochissime navi al giorno contro le centinaia che transitavano in precedenza. C’è il riequilibrio globale delle forniture, che spinge al rialzo i mercati di riferimento per la Sicilia: Libia, Algeria, Azerbaijan e Kazakhstan. E poi c’è il costo del trasporto via nave, che sulle isole più isolate pesa in modo diretto.
Ma il mare non spiega tutto. A Santa Marina, nell’isola di Salina, benzina e diesel si trovano sotto i due euro al litro. A Malfa, quindici minuti di strada più in là, si sale a 2,13 e 2,19. La differenza la fa la concorrenza, o la sua assenza. Lo dice Gian Piero Reale, presidente di Confindustria Siracusa: «C’è un effetto speculativo dovuto all’assenza di concorrenza. La concorrenza è l’unica cosa che salva».
Il paradosso della raffineria di Augusta
Il dato più stridente è quello geografico. La Sicilia ospita uno dei principali poli italiani della raffinazione. La raffineria di Augusta ha aumentato la produzione di jet fuel di oltre il 30% nel primo semestre del 2026, raddoppiando le spedizioni verso gli aeroporti di Catania, Palermo e Napoli. Il petrolio si lavora qui. Alla pompa, però, si paga più che altrove.
Bollette in arrivo, governo senza risposta
Nel frattempo il gas naturale al Ttf di Amsterdam ha superato i 65 euro al megawattora, il valore più alto da marzo. Le bollette aspettano il loro turno. Giuseppe Conte ha chiesto un Consiglio dei ministri straordinario. I taxisti minacciano uno stop. Gli autotrasportatori contano le perdite. Il governo discute se prorogare gli sconti e dove trovare le risorse. Per ora, la risposta non c’è. Il conto lo paga chi fa il pieno.
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