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Wyeth Lederle Catania, firmata l’ipotesi sulla mitigazione

Azienda, Filctem, Femca, Uiltec, Ugl e Rsu firmano il piano su isopensione e incentivi all’esodo. Cisal fuori dall’accordo, 330 gli esuberi dichiarati.

DI REDAZIONE EDIC. · 16 OTTOBRE 2026 · ONLINE ALLE 07:36 · ⏱ 3 MINUTI DI LETTURA
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Carmelo Giuffrida (segretario regionale dell'Ugl Sicilia)

Un’ipotesi negoziale sul piano di mitigazione dell’impatto occupazionale è stata sottoscritta al termine di due giorni di trattative sulla vertenza Wyeth Lederle di Catania, ospitate il 13 e 14 ottobre a Confindustria Catania. Hanno firmato l’azienda, assistita dagli industriali, insieme a Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil, Ugl Chimici e alla Rsu dello stabilimento. La Cisal non ha firmato.

Il documento non è ancora definitivo. Dovrà passare dall’assemblea dei lavoratori e servirà da base per il confronto al Ministero del Lavoro, indicato per il 22 ottobre, mentre le segreterie nelle loro dichiarazioni fissano al 20 ottobre la convocazione del tavolo ministeriale.

Quali misure prevede l’ipotesi di accordo

Gli strumenti messi nero su bianco per attenuare le ricadute sul personale sono quattro. L’isopensione, cioè l’uscita anticipata dal lavoro con accompagnamento alla pensione, il sostegno ai dipendenti più vicini alla pensione, la ricollocazione interna ed esterna, gli incentivi all’esodo. Le parti hanno deciso di andare avanti con gli approfondimenti e di completare le verifiche necessarie a rendere applicabili le misure, rinviando a un momento successivo la discussione sugli altri strumenti contenuti nel piano.

Fuori dalla sede il presidio dei dipendenti

Mentre al tavolo si trattava, davanti alla sede degli industriali c’era il presidio dei lavoratori. Il sit-in ha registrato un’adesione pressoché totale, con quasi tutti i dipendenti che hanno incrociato le braccia.

Per i sindacati manca il piano industriale

Le segreterie di Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec, Ugl Chimici e Cisal di Catania hanno messo le mani avanti sul valore dell’intesa. Al momento, dicono, «non esistono proposte di mitigazione valide che possano sopperire alla totale mancanza di una programmazione industriale e al progressivo disimpegno dal sito di Catania». Resta il timore della deindustrializzazione di un polo farmaceutico storicamente strategico per il territorio e per centinaia di famiglie.

Il confronto sulle misure di mitigazione, spiegano le organizzazioni, era un passaggio dovuto, previsto dalla procedura aperta il 2 luglio ai sensi della legge 234/2021. I punti fermi della vertenza per loro sono altri, la compattezza delle maestranze dimostrata dal presidio e la linea della «zero resa» sulla produzione. Incentivi e ammortizzatori sociali, è il ragionamento, non sostituiscono un piano di sviluppo di lungo periodo. «Attendiamo il 20 ottobre, giorno della convocazione del tavolo ministeriale», concludono.

Al ministero il nodo dei 330 esuberi

L’incontro con il ministro Adolfo Urso al Mimit viene considerato dalle organizzazioni il passaggio decisivo. Lì si capirà se le istituzioni riusciranno a far tornare l’azienda sulla decisione di licenziare i 330 lavoratori dichiarati in esubero e a garantire i livelli occupazionali.

Carmelo Giuffrida, segretario regionale dell’Ugl Sicilia, dice: «Abbiamo fatto due giorni di confronto serrato a Confindustria con l’obiettivo di tutelare i lavoratori. Il 20 ottobre al ministero, con il ministro Urso, ci aspettiamo risposte concrete: non si può più aspettare. Qui è in gioco il destino di centinaia di persone e la tenuta di un sito importante, un’eccellenza catanese e siciliana che non possiamo permetterci di perdere.» Il sindacalista chiama in causa anche il governo regionale: «In particolare la Regione deve battere un colpo: finora ha partecipato in modo timido, con un solo giorno in collegamento online. Alla Regione diciamo di dare di più, e lo ribadiamo con chiarezza. Noi andremo avanti accanto ai lavoratori finché non saranno garantiti il futuro industriale dello stabilimento e i livelli occupazionali.»

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