Nuove imprese Sicilia 2026: iscrizioni giù del 7,7%
Mentre l’Italia cresce dell’1,6%, la Sicilia perde oltre mille nuove iscrizioni in sei mesi. Catania cala del 17%, Palermo l’unica provincia in positivo.
Politino
Nel primo semestre 2026 le nuove imprese Sicilia 2026 segnano un calo del 7,7%: 12.430 iscrizioni contro le 13.472 registrate nello stesso periodo del 2025, con una perdita secca di 1.042 nuovi avvii. È il dato che emerge dall’analisi condotta da Assoesercenti sui dati Movimprese di Unioncamere-InfoCamere, pubblicata oggi. Un risultato che stona con il quadro nazionale: a livello italiano, nello stesso arco temporale, le iscrizioni sono cresciute dell’1,6%, da 185.210 a 188.220.
Nuove imprese Sicilia 2026: la seconda flessione peggiore d’Italia
In valore assoluto, la Sicilia registra la riduzione più alta tra tutte le regioni italiane. In termini percentuali, il -7,7% la colloca al secondo posto per peggioramento, superata solo dal Molise con il -8,4%. All’estremo opposto, l’Abruzzo guida la classifica delle regioni più dinamiche con il +12,5%, seguita da Campania e Calabria entrambe al +6,9%.
Anche il peso dell’Isola sul totale nazionale si riduce: nel primo semestre 2025 la Sicilia rappresentava il 7,3% di tutte le nuove iscrizioni italiane, quota scesa al 6,6% nel 2026. Il Paese corre, la Sicilia rallenta.
Il saldo migliora grazie al calo delle cessazioni
Un elemento parzialmente positivo arriva dal versante opposto. Le cessazioni totali in Sicilia scendono da 11.504 a 10.153, con una riduzione dell’11,7%. Questo consente all’Isola di migliorare il saldo tra nuove iscrizioni e imprese cessate: da +1.968 del primo semestre 2025 a +2.277 del 2026, con un incremento del 15,7%.
Va però notato che il dato nazionale sulle cessazioni, passato da 177.625 a 214.582 con un aumento del 20,8%, va letto con cautela: può comprendere cancellazioni d’ufficio e operazioni amministrative del Registro delle imprese, non necessariamente chiusure economiche effettive.
Agricoltura, commercio e manifattura: tutti i settori in calo
La contrazione non riguarda un singolo comparto. In agricoltura, silvicoltura e pesca, le nuove iscrizioni siciliane passano da 1.230 a 1.000, con una flessione del 18,7%, contro il -2,8% nazionale. Nelle attività manifatturiere il calo è del 13,4% in Sicilia, rispetto al -4,9% italiano. Nei trasporti e magazzinaggio si segna il -5,4% sull’Isola contro lo -0,5% medio.
Anche nei servizi di alloggio e ristorazione, settore legato al turismo, le nuove imprese siciliane scendono del 4,5% a fronte di un -0,8% nazionale. Il commercio mostra la variazione più pesante: -23,8% in Sicilia contro il -20,6% italiano, anche se questo confronto risente del passaggio alla classificazione ATECO 2025, che ha modificato il perimetro della macrosezione. Sul fronte delle cessazioni, tutti e cinque i comparti registrano però riduzioni nell’Isola, dal -17% in agricoltura al -10,1% nei servizi di alloggio e ristorazione.
Le province: Catania a -17%, solo Palermo cresce
Le differenze tra le nove province siciliane sono marcate. Le flessioni più pesanti si concentrano a Enna (-18,5%), Siracusa (-18,4%) e Catania (-17%). Seguono Agrigento a -7,9% e Messina a -7,6%. Sostanzialmente stabili Trapani (-1,4%), Caltanissetta (-0,8%) e Ragusa (-0,1%). Palermo è l’unica provincia a chiudere il semestre con un segno positivo: 3.015 iscrizioni contro le 2.986 del 2025, pari a circa il +1%.
Politino: «Occorre interrogarsi su questa distanza»
Salvo Politino, presidente di Assoesercenti, commenta i dati con preoccupazione. «I dati ci consegnano un’Italia che nel complesso continua a generare nuove imprese, ma con differenze territoriali sempre più evidenti. Se a livello nazionale le iscrizioni aumentano dell’1,6%, in Sicilia diminuiscono di quasi l’8%. È una distanza sulla quale occorre interrogarsi».
Sui segnali in chiaroscuro dell’Isola, aggiunge: «Per la Sicilia la riduzione delle cessazioni e il miglioramento del saldo sono segnali positivi, ma perdere oltre mille nuove iscrizioni in sei mesi rispetto all’anno precedente deve farci riflettere. Il problema non è soltanto quante imprese chiudono, ma quante persone ritengono ancora conveniente e sostenibile aprirne una nuova».
La trasversalità del problema emerge dall’analisi settoriale: «La frenata delle nuove iniziative interessa, con intensità differenti, l’agricoltura, il commercio, la manifattura, i trasporti e le attività di alloggio e ristorazione. Occorre quindi intervenire sulle condizioni generali che rendono possibile fare impresa».
Assoesercenti individua le priorità nell’accesso al credito, nella semplificazione burocratica, nel contenimento dei costi di energia e lavoro e nel sostegno alle micro e piccole attività. «Dobbiamo evitare che si consolidi un’Italia a due velocità», conclude Politino. «Per il Mezzogiorno e per la Sicilia la sfida è creare condizioni strutturali capaci di favorire nuove imprese, investimenti e occupazione».
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