Furto MuMe Messina, Sgarbi: «Non riusciranno a venderle»
Sgarbi commenta il furto MuMe Messina: «Ladri ignoranti, le transazioni sono impossibili». E rivela il suo ruolo nell’acquisto dell’Antonello da Messina.
Vittorio Sgarbi
Furto MuMe Messina, Sgarbi: «Non riusciranno a rivendere le opere»
«È un furto messo a segno da ignoranti, ladri inconsapevoli del valore inestimabile delle opere e convinti di potere piazzarle sul mercato. Non ci riusciranno e, spero presto, saranno ritrovate». Vittorio Sgarbi, critico d’arte ed ex sottosegretario alla Cultura, non ha dubbi sul colpo al Museo Regionale di Messina (MuMe). Il furto MuMe Messina ha scosso il mondo dell’arte italiana, con al centro la tavoletta bifronte di Antonello da Messina. Sgarbi è intervenuto in un’intervista a Il Messaggero e a Qn, tracciando un ritratto netto degli autori del colpo: persone prive di esperienza reale nel mercato dell’arte, incapaci di monetizzare quanto sottratto.
«Fui io ad attribuire l’opera e a farla acquistare alla Regione»
Sgarbi rivendica un ruolo diretto nella storia di quel dipinto. Ricorda di essere stato lui ad attribuire la tavoletta al pittore messinese e di avere convinto l’allora assessore regionale alla Cultura, Fabio Granata, ad acquistarla nel 2003 in un’asta di Christie’s per 319mila sterline, una cifra che definisce «addirittura inferiore al suo reale valore». Un acquisto che ora, a distanza di oltre vent’anni, si rivela al centro di uno dei furti più eclatanti ai danni di un museo siciliano. La tavoletta, opera di straordinaria rarità e importanza storica, era diventata nel tempo uno dei pezzi più rappresentativi dell’intera collezione del MuMe, attirando studiosi e visitatori da ogni parte d’Italia e d’Europa.
Le opere probabilmente ancora in mano ai ladri
Dove potrebbero trovarsi i quadri rubati? Sgarbi ipotizza che siano ancora «a casa dei ladri», con scarse possibilità di movimento. Il mercato dell’arte per opere di questo calibro è estremamente sorvegliato a livello internazionale: qualsiasi tentativo di vendita, anche attraverso canali informali, esporrebbe i responsabili a un rischio elevatissimo di identificazione. Sgarbi esclude poi la pista del furto su commissione: «Non ho mai assistito a furti su commissione, si tratta sempre di una sopravvalutazione delle proprie capacità da parte di chi effettua il colpo e dell’inesperienza nel campo. Gente convinta di essere in grado, a saccheggio portato a termine, di potere effettuare transazioni in realtà impossibili».
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Falle nella sicurezza: «Se il sistema avesse funzionato, non sarebbero usciti»
Sul sistema di sicurezza del museo, il giudizio di Sgarbi è senza appello: «Non c’è dubbio, perché se il sistema avesse funzionato a dovere i ladri non sarebbero usciti». Una critica diretta alla gestione della protezione delle opere, che solleva interrogativi sull’adeguatezza delle misure adottate in un istituto che custodisce capolavori di valore inestimabile. Nei prossimi giorni si attendono risposte istituzionali da parte della direzione del museo e delle autorità regionali competenti, mentre le indagini delle forze dell’ordine proseguono senza sosta per individuare i responsabili e recuperare le opere trafugate.
Le persone citate nell’articolo sono soggetti privati o pubblici. Le valutazioni espresse da Vittorio Sgarbi rappresentano opinioni personali rilasciate in sede di intervista.
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