De Luca sfida Lombardo, «accetto l’invito ma liberati le mani dal governo Schifani»
L’appello dell’Mpa-Grande Sicilia per un fronte autonomista raccoglie la risposta del leader di Sud chiama Nord. Che rilancia sulle regionali «entro marzo» e ammette i corteggiamenti.
Cateno De Luca intervistato a Taormina
Tutto nasce a Scoglitti, in una serata conviviale tra gli autonomisti ragusani e nisseni. È lì che Raffaele Lombardo lancia il suo appello, guardando a una stagione elettorale fittissima. A maggio si vota per i sindaci di Vittoria, Scicli, Pozzallo, Giarratana, Monterosso e Chiaramonte, mentre Ragusa e forse Modica potrebbero andare alle urne in anticipo. E prima ancora, avverte, potrebbero arrivare le regionali e le politiche. Da qui la proposta. «Assumiamoci l’onere come Mpa-Grande Sicilia di promuovere un confronto tra autonomisti, cristiano-democratici, centristi, civici, moderati, meridionalisti, per redigere un programma essenziale di obiettivi per la Sicilia, per svolgere un ruolo decisivo sulla scelta del candidato a Presidente della Regione, per eleggere alcuni portavoce nel Parlamento di Roma».
«Si vota entro marzo»
La risposta non si fa attendere, e arriva da Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, che abbiamo intervistato a Taormina a margine della IX edizione del Premio Taormina Gold. Ed è in questa cornice che il leader messinese affronta il tema delle urne, partendo da una previsione netta sui tempi. «Ormai è evidente che si andrà a votare entro marzo in Sicilia», sostiene, collegando l’accelerazione alle voci su una possibile uscita di scena del governatore. Secondo De Luca si parla «sempre in modo più insistente» di un inserimento di Renato Schifani nel Consiglio Superiore della Magistratura, la cui componente laica dovrà essere votata dal Parlamento entro fine anno. Uno scenario che, spiega, imporrebbe di andare alle urne nel giro di novanta giorni.
La sfida a Lombardo
Sull’appello dell’ex governatore, De Luca apre ma detta le sue condizioni. «Raffaele Lombardo ha lanciato un appello che ovviamente è interessante, ma non può pensare di fare una strategia di lotta e di governo insieme», osserva. Per il leader di Scm una posizione autonomista autentica richiede una scelta di campo preventiva. «Bisogna avere le mani libere proprio per evitare di minare la propria credibilità. Accetto questo invito, ma lo sfido a liberarsi le mani da quella che è la sua posizione nel governo Schifani». Solo così, aggiunge, si potrebbe costruire «un cammino autonomista che ci metta nelle condizioni di poter imporre dalla Sicilia una candidatura alla Presidenza» capace di muoversi «a 360 gradi» e di pretendere «tutte quelle cose che per la Sicilia finora non sono state ottenute».
Le inchieste e «la mela del peccato»
Il ragionamento si sposta poi sulla raffica di indagini che ha colpito numerosi deputati regionali. E qui De Luca sceglie una metafora. «La mela del peccato per chi fa politica è sempre lì dietro l’angolo. C’è chi decide di non mangiarla, c’è chi decide anche di non tenerla in alcuna considerazione, senza neanche avere quel dibattito interiore se mangiarla o meno, e c’è chi la mangia». Il fatto che oggi a finire sotto la lente sia soprattutto una parte del centrodestra, spiega, non dipende da una maggiore disonestà. «La mela del peccato viene messa a disposizione di chi comanda e di chi governa, quindi statisticamente è ovvio che il rischio di essere presi con le mani nella marmellata capita più a chi governa piuttosto che a chi sta all’opposizione».
Ma il leader di Scm va oltre la statistica e chiama in causa la mancanza di una guida. Le inchieste, dice, denotano «una debolezza sempre più crescente della classe politica» e «l’assenza di una leadership che sia nelle condizioni di fare una preventiva selezione» e di intervenire prima che certi fenomeni degenerino. Il riferimento è alle nomine. «Ci vuole una moralizzazione complessiva, soprattutto nei meccanismi di individuazione dei soggetti che dovrebbero garantire la terzietà dell’azione amministrativa», afferma, denunciando figure che finiscono per diventare «schiavi dei padroni che li hanno fatti nominare».
I corteggiamenti e il «Gattopardo 4.0»
Infine il capitolo delle alleanze, con un De Luca conteso da più parti, spesso lontano dai riflettori. Alla domanda se molti leader lo stiano corteggiando anche sottobanco, la risposta è affermativa e tagliente. «Sì, tanti che si vorrebbero rifare una verginità anche attraverso la nostra posizione, e tanti che per opportunismo intravedono nella nostra posizione la possibilità di attivare una strategia alla Gattopardo 4.0». Ma il leader messinese si dice vaccinato. «Abbiamo un quadro clinico ben chiaro, le patologie dei leader della politica le conosciamo, e gli antidoti li abbiamo individuati. Al di là degli ammiccamenti e delle sirene, faremo bene attenzione a non cadere in questo tipo di trappola».