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Commissione Bilancio Camera esamina rinvio tassa pacchi extra-Ue

Lega e Forza Italia propongono di slittare al 1° ottobre 2027 la tassa da 2 euro sui pacchi extra-Ue sotto i 150 euro, con il nodo della sovrapposizione con l’analoga misura europea.

DI REDAZIONE EDIC. · 12 LUGLIO 2026 · ONLINE ALLE 07:42 · ⏱ 2 MINUTI DI LETTURA
Commissione bilancio camera esamina rinvio tassa pacchi extr

Terzo rinvio in vista per la tassa da 2 euro sui minipacchi

La tassa sui pacchi di piccolo valore potrebbe slittare ancora. Due emendamenti identici, presentati da Lega e Forza Italia al decreto Infrastrutture e Pnrr in esame alla commissione Bilancio della Camera, propongono di posticipare l’entrata in vigore della misura al 1° ottobre 2027. La copertura necessaria, pari a 183,8 milioni di euro, verrebbe attinta dal Fondo per interventi strutturali di politica economica. Gli uffici competenti del Mef non hanno ancora valutato la sostenibilità economica della proposta.

Anche il M5S chiede un rinvio, ma più contenuto: il Movimento vuole spostare l’applicazione solo al gennaio 2026, senza arrivare al 2027.

Una misura già rinviata due volte

La tassa colpisce i pacchi di valore inferiore ai 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue. Prevista inizialmente dall’ultima legge di Bilancio a partire dal 1° gennaio 2025, è stata posticipata prima al 1° luglio, poi al 1° ottobre. A spingere per i rinvii sono state soprattutto le associazioni di categoria, preoccupate dal rischio di uno svantaggio competitivo legato a una tassa esclusivamente nazionale e, soprattutto, dalla possibile sovrapposizione con una misura analoga in arrivo dall’Unione europea.

Il nodo europeo: due tasse identiche per un solo mese

Qui si apre il problema più spinoso. La Commissione europea sta per introdurre una propria imposta sui minipacchi, attesa per il 1° novembre 2025, con un importo compreso tra i 2 e i 4 euro a spedizione, cifra ancora da definire. I tecnici di Bruxelles escludono categoricamente che le due tasse possano sovrapporsi, posizione confermata anche dal Mef: le misure hanno contenuto identico e non possono coesistere.

Il risultato pratico, se il rinvio al 1° ottobre venisse confermato senza ulteriori modifiche, sarebbe paradossale: la tassa italiana resterebbe in vigore appena un mese, dal 1° ottobre al 1° novembre, per poi cedere il passo a quella comunitaria.

Confetra: meglio abolirla del tutto, ma senza creare problemi al governo

Confetra, la principale organizzazione di categoria del settore, ha una posizione chiara sul merito: sarebbe preferibile abrogare esplicitamente la tassa italiana, così da eliminare qualsiasi rischio di sovrapposizione con quella Ue. Detto questo, l’organizzazione non si schiera per un nuovo rinvio. Il direttore generale Andrea Cappa spiega: «Non ci sembra utile, e non vorremmo creare problemi al Mef e al governo in generale, che già hanno fatto uno sforzo di bilancio importante per il rinvio all’1 ottobre».

Una posizione pragmatica, che tiene conto del percorso già fatto in Parlamento e della difficoltà politica di rimettere mano ogni pochi mesi alla stessa misura. Resta aperta la questione di fondo: cosa accadrà alla tassa italiana il giorno in cui quella europea entrerà in vigore, e se il legislatore vorrà affrontarla prima o dopo.

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