Banca d’Italia: in Sicilia redditi e prezzi più in equilibrio che nel resto d’Italia
Nel 2025 i redditi delle famiglie siciliane crescono del 2,6% a prezzi correnti, con un gap sull’inflazione più contenuto rispetto alla media nazionale.
Il divario tra salari e prezzi esiste, ma in Sicilia è più stretto
In Sicilia il caro vita pesa, ma meno che altrove. Nel 2025 il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici siciliane è cresciuto del 2,6% a prezzi correnti, una variazione leggermente superiore a quella registrata per l’Italia nel suo insieme. È quanto emerge dall’indicatore ITER-red, elaborato dalla Banca d’Italia. In termini reali, la crescita si ferma all’1%, in calo rispetto al 2024, complice un’inflazione tornata a salire. Il dato tuttavia racconta qualcosa di significativo: il divario tra redditi e prezzi, in questa regione, è più contenuto che nel resto del Paese.
L’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) per la Sicilia ha segnato una variazione media annua dell’1,4%, rispetto allo 0,8% del 2024. Valori in linea con la media nazionale, ma ancora sotto quelli del 2023. A spingere l’inflazione verso l’alto sono stati soprattutto i beni alimentari, aumentati del 3,3% contro il 2,6% dell’anno precedente, e i beni energetici, il cui calo si è molto attenuato: -2,8% dopo il -8,7% del 2024. I servizi, invece, hanno mantenuto un ritmo analogo a quello dell’anno scorso, con una crescita del 2%.
Ad aprile l’inflazione accelera: +3,1%
Le proiezioni elaborate dalla Banca d’Italia sul primo quadrimestre del 2025 tracciano un andamento in peggioramento. L’inflazione in Sicilia, dopo una prima fase di aumento moderato, ha accelerato ad aprile: il NIC regionale ha raggiunto il 3,1%, partendo dall’1,1% registrato a dicembre. Un balzo che preoccupa, anche se i livelli restano ancora al di sotto di quanto vissuto nei momenti più acuti della crisi dei prezzi degli anni precedenti.
Nonostante questo, il quadro siciliano resta comparativamente più favorevole. L’aumento dei redditi da lavoro sta sostenendo le famiglie, riuscendo ad assorbire almeno in parte la pressione dei prezzi. Altrove, questa compensazione non c’è stata.
Pubblico impiego: rinnovi che non coprono l’inflazione
Nel resto d’Italia, la situazione è più critica, a partire dal settore pubblico. I rinnovi contrattuali della pubblica amministrazione per il triennio 2025-2027 hanno portato aumenti salariali del 5,4%, con incrementi compresi tra 126,6 e 221 euro lordi al mese nel triennio. La media si assesta intorno ai 167 euro lordi su tredici mensilità.
Il problema è che queste cifre non bastano a tenere il passo con i prezzi. Secondo le stime della Banca d’Italia, nel 2027 il livello generale dei prezzi sarà superiore del 6,8% rispetto al 2024. Sottraendo l’inflazione, le retribuzioni pubbliche reali scenderebbero al minimo da oltre vent’anni.
Nel privato è andata meglio, ma il potere d’acquisto resta sotto
Nel settore privato, il percorso è stato diverso. Dopo una flessione nei primi anni Dieci, dal 2013 i salari reali hanno ripreso a crescere, tornando nel 2020 sopra i livelli di un decennio prima. Una tendenza positiva, ma che non compensa l’inflazione accumulata nel lungo periodo. Il risultato, anche qui, è una perdita netta di potere d’acquisto.
In Sicilia, secondo le analisi disponibili, l’aumento dei prezzi incide sui redditi, ma in misura più contenuta. Non si tratta di un’isola felice, e le famiglie con redditi fissi o bassi continuano a pagare il prezzo più alto dei rincari. Il dato, però, segnala che qualcosa nel mercato del lavoro locale si sta muovendo in controtendenza rispetto al quadro nazionale.