Artigianato siciliano, dati CNA: Enna prima, Palermo ultima
Elaborazioni CNA su dati Istat: Enna guida con il 26,6% di imprese artigiane, Palermo ultima al 16%. In dieci anni persi punti in ogni provincia.
Artigianato siciliano: i dati CNA provincia per provincia
L’artigianato siciliano tiene, ma arretra. Le elaborazioni dell’Area Studi e Ricerche CNA su dati Istat restituiscono un quadro in chiaroscuro: il settore resta rilevante in tutta l’isola, ma il suo peso relativo è calato ovunque nell’ultimo decennio, senza eccezioni. I dati CNA sull’artigianato siciliano mostrano che a livello nazionale le imprese artigiane rappresentano il 21,5% del totale delle imprese attive, mentre la quota di addetti si ferma al 13,4%. In dieci anni, l’incidenza delle imprese artigiane ha perso 3,9 punti percentuali, quella degli addetti 3,5 punti.
Enna prima, Palermo ultima: la classifica delle province
Guardando ai valori del 2023, la provincia di Enna guida la classifica regionale con il 26,6% di imprese artigiane sul totale, ampiamente sopra la media italiana. Seguono Ragusa al 22,3%, Messina al 21,3% e Trapani al 20,2%. Più indietro Agrigento (19,9%), Siracusa (18,6%), Caltanissetta (18,3%) e Catania (18,0%). Chiude Palermo con il 16,0%, unica provincia sotto la media nazionale: un valore che riflette una struttura economica più orientata al terziario e ai servizi.
Sul fronte dell’occupazione, Enna conserva il primato anche per quota di addetti nelle imprese artigiane: 22,5%, quasi il doppio del dato nazionale. A seguire Trapani (19,8%), Messina (19,4%), Ragusa (18,2%) e Agrigento (17,4%). La parte bassa della classifica vede Siracusa al 14,9%, Catania al 13,9%, Caltanissetta al 13,6% e Palermo al 13,1%.
Un decennio di cali in tutte le province
Nel periodo 2014-2023, nessuna provincia siciliana ha invertito la tendenza. I cali più contenuti si registrano a Palermo (-3,3 punti) e Agrigento (-3,5 punti). Le flessioni più pesanti colpiscono invece Enna (-5,7 punti), Ragusa (-5,0 punti) e Trapani (-4,3 punti). In posizione intermedia Siracusa (-3,6%), Catania (-3,7%), Messina (-4,1%) e Caltanissetta (-4,2%). Il paradosso è evidente: le province con i valori assoluti più alti sono anche quelle che perdono terreno più rapidamente.
CNA: «Rischiamo di perdere saperi unici»
Dietro i numeri, la CNA individua cause strutturali: il mancato ricambio generazionale, la difficoltà nel trovare manodopera qualificata, il peso della burocrazia, la concorrenza della grande distribuzione.
Filippo Scivoli, presidente CNA Sicilia, non usa mezzi termini: «L’artigianato siciliano è ancora un motore fondamentale per l’occupazione e l’identità produttiva dei nostri territori, come dimostrano i valori di Enna, Ragusa e Trapani, che superano la media nazionale. Ma il calo costante dell’ultimo decennio è un campanello d’allarme che non possiamo ignorare. Serve una svolta: investire sulla formazione, sul ricambio generazionale e sulla semplificazione burocratica per permettere ai nostri artigiani di competere e innovare. Senza queste misure, rischiamo di perdere un patrimonio di competenze e saperi unico al mondo».
Sul tema dell’occupazione si concentra invece Piero Giglione, segretario CNA Sicilia: «La difficoltà del settore nel trattenere e attrarre giovani e addetti qualificati è il dato che più ci preoccupa. La media nazionale degli occupati nell’artigianato è al 13,4%, e molte province siciliane si attestano su valori simili o inferiori. Questo significa che il nostro artigianato, pur essendo numericamente rilevante, sta perdendo spessore occupazionale e capacità di rinnovamento. Dobbiamo invertire la rotta, sostenendo le imprese artigiane nella transizione digitale e green, e rendendo più attrattivo il lavoro manuale e di bottega. L’artigianato non è un retaggio del passato, ma il futuro del Made in Italy, e la Sicilia ha tutte le carte in regola per essere protagonista».
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