Preapertura caccia Sicilia: sì solo per 5 giorni al colombaccio
Il Consiglio di giustizia amministrativa annulla lo stop del Tar ma limita la preapertura venatoria a 5 giorni e al solo colombaccio, esclusa la tortora.
Si potrà cacciare il colombaccio per cinque giornate. Il Consiglio di giustizia amministrativa ha annullato la sospensione della preapertura della caccia in Sicilia, disposta il 29 luglio dal Tar di Palermo, accogliendo l’appello della Regione Siciliana e delle associazioni dei cacciatori.
Il provvedimento, l’ordinanza numero 296 depositata il 4 settembre, consente l’attività venatoria nelle giornate del 5, 6, 9, 12 e 13 settembre, prima dell’avvio ufficiale della stagione di caccia previsto per la terza domenica del mese. Ma non si tratta di una riapertura piena: la caccia sarà possibile solo da appostamento temporaneo e riguarderà esclusivamente il colombaccio. Restano vietate la caccia vagante e l’uso dei cani per la ricerca della selvaggina, mentre chi si sposta da e verso l’appostamento deve tenere il fucile in custodia.
Tortora selvatica esclusa dalla preapertura
Il Cga ha escluso dal provvedimento la tortora selvatica, specie che secondo le associazioni ambientaliste versa in un cattivo stato di conservazione a livello europeo. Nel calendario venatorio 2026-2027 la Regione aveva previsto anche questa specie, nonostante fosse stata segnalata una richiesta di moratoria attribuita al ministero dell’Ambiente e all’Ispra.
Legambiente, Lipu e WWF, in un comunicato congiunto, chiariscono che la decisione del Cga non equivale a un’apertura generale della stagione venatoria in Sicilia. Le tre associazioni citano alcuni passaggi dell’ordinanza che considerano rilevanti: il collegio scrive che «la salvaguardia delle biodiversità e della fauna dal pericolo dell’estinzione costituisce una priorità assoluta» e che «la Regione deve emanare un piano faunistico-venatorio aggiornato che consenta lo svolgimento della caccia secondo modalità tali da escludere rischi per la preservazione della fauna».
Il richiamo alla tutela ambientale nell’ordinanza
Nel testo del provvedimento, riportano ancora le associazioni, si legge anche che «l’Ambiente costituisce nel nostro ordinamento un bene fondamentale, alle cui esigenze di tutela devono adeguarsi i contrapposti interessi di quanti pratichino l’attività venatoria».
Una lettura opposta arriva dall’assessore regionale all’Agricoltura, Luca Sammartino, che sui propri profili social ha definito la pronuncia del Cga una conferma della linea seguita dalla Regione: «Conferma la correttezza del nostro operato e restituisce certezze al comparto venatorio siciliano», ha scritto.
Lo scontro tra Regione e associazioni ambientaliste
Legambiente, Lipu e WWF respingono questa interpretazione. Nel comunicato sostengono che l’ordinanza contenga in realtà rilievi critici verso l’operato della Regione, che a loro giudizio avrebbe «finora arrogantemente calpestato» i principi richiamati dal Cga, «pur di accontentare le frange più estremiste delle associazioni venatorie». Si tratta di valutazioni espresse dalle tre organizzazioni, che si contrappongono apertamente alla lettura data dall’assessore.
Resta fermo, per tutta la durata della preapertura, il divieto di abbattere specie diverse dal colombaccio. Le violazioni comportano le conseguenze previste dalla normativa venatoria vigente.
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