Termovalorizzatori siciliani: 96 rilievi a rischio tempi
La Commissione Tecnica chiede 96 integrazioni sui due impianti siciliani: il cronoprogramma di Schifani con autorizzazione entro Ferragosto è a rischio.
Termovalorizzatori siciliani, quasi cento rilievi fermano la corsa ai cantieri
Doveva essere una marcia spedita. Si è trasformata in una montagna di compiti a casa. La Commissione Tecnica Specialistica incaricata di dare il via libera ai due termovalorizzatori siciliani ha rispedito ai progettisti 96 richieste di integrazione: 44 per l’impianto di Bellolampo, alle porte di Palermo, e 52 per quello di Catania. Non è una bocciatura, tecnicamente si tratta di un parere intermedio. Ma il segnale è inequivocabile: prima di autorizzare due opere che dovranno bruciare 600mila tonnellate di rifiuti l’anno per produrre energia, i tecnici vogliono garanzie solide su ambiente e salute pubblica.
Il problema, semmai, è il calendario. Il cronoprogramma tracciato dal presidente della Regione Siciliana Renato Schifani appena due mesi fa fissa l’autorizzazione definitiva entro Ferragosto, i bandi a ottobre, gli appalti a gennaio. Per tenere in piedi quella tabella, l’assessorato all’Ambiente ha ora poche settimane, fino al 3 agosto, per rispondere a tutte le obiezioni. Un lavoro tutt’altro che semplice, da svolgere in piena estate.
Bellolampo, dalla carta geologica al percolato: i rilievi sull’impianto palermitano
Le richieste più sostanziali riguardano la gestione del percolato, lo studio geostrutturale e idrogeologico da approfondire, l’analisi costi-benefici da sviluppare meglio e uno studio dettagliato sul traffico atteso sia durante il cantiere che a regime. C’è poi una questione di prossimità: nell’area sono presenti abitazioni private, e la Commissione pretende uno studio che ne dimostri l’impatto. Richiesti anche chiarimenti sul ciclo dei fanghi della depurazione.
Catania, l’Etna e la concorrenza con un impianto privato vicino
Sul versante etneo, il nodo principale ha un nome ben riconoscibile: l’Etna. La Commissione chiede di dimostrare, dati alla mano, che le ceneri vulcaniche non interferiscano con il funzionamento dell’impianto. Una variabile non da poco, in una zona dove le ricadute di materiale piroclastico sono tutt’altro che rare.
Non è l’unico problema. La Regione dovrà anche provare che il proprio termovalorizzatore non entri in concorrenza con un secondo impianto, di iniziativa privata, in fase di realizzazione a poco più di un chilometro e mezzo di distanza. Per entrambe le opere, i tecnici hanno chiesto un dossier sull’impatto sulla flora e la fauna locali. Il braccio di ferro è solo all’inizio. Con la scadenza del 3 agosto che si avvicina e le risposte da costruire caso per caso, la vera corsa contro il tempo inizia adesso.
Leggi altre notizie di Territorio.