Sam Altman e l’IA, «vogliamo sempre di più». La promessa del tempo libero non arriverà
Il fondatore di OpenAI smonta la promessa del tempo libero. Ogni rivoluzione tecnologica ha alzato l’asticella, non abbassato l’orario. L’IA non farà eccezione.
Sam Altman ha detto una cosa scomoda. Non in un convegno, non in una nota stampa. In un podcast, con la semplicità di chi conosce la risposta e non ha voglia di girarci intorno. L’intelligenza artificiale non ci restituirà tempo. «Vogliamo sempre di più», ha spiegato il fondatore di OpenAI nell’intervista al podcast Relentless. E con quella frase ha smontato una delle promesse più comode degli ultimi anni.
La storia che si ripete
Il ragionamento parte da lontano. Ogni rivoluzione tecnologica degli ultimi decenni ha portato con sé la stessa promessa: il tempo liberato dalle macchine sarebbe tornato nelle mani delle persone. Non è mai andata così. Quando un’azienda riesce a ottenere un risultato nella metà del tempo, non concede quel tempo ai dipendenti. Gli chiede di servire più clienti, realizzare nuovi prodotti, consegnare una seconda relazione dopo la prima.
Il meccanismo è sempre lo stesso. Il trattore non ha ridotto l’orario dei contadini. La lavatrice non ha liberato le donne dal lavoro domestico, ha solo alzato gli standard di pulizia. Il computer non ha svuotato gli uffici nel pomeriggio. Li ha riempiti di più email, più documenti, più riunioni. L’IA sta percorrendo la stessa strada, con una velocità che non ha precedenti.
Il cambio di tono rispetto ad aprile
Vale la pena notare la distanza tra le parole di oggi e quelle di pochi mesi fa. In aprile OpenAI aveva pubblicato il documento Industrial Policy for the Intelligence Age, in cui proponeva a imprese e sindacati di sperimentare una settimana di 32 ore su quattro giorni, senza riduzioni di stipendio e a parità di risultati. Se l’esperimento avesse funzionato, avrebbe aperto la porta a una riduzione stabile dell’orario di lavoro. Adesso Altman sembra aver cambiato registro.
Forse perché la realtà ha già dato una risposta. Chi usa l’IA per scrivere più velocemente non smette prima, scrive di più. Chi la usa per analizzare dati non prende un pomeriggio libero, analizza più dati. Il tempo risparmiato su un compito viene immediatamente riempito da nuove aspettative, nuovi obiettivi, nuove richieste. La concorrenza spinge in quella direzione, e i colleghi che usano gli stessi strumenti per produrre di più non lasciano molte alternative.
L’asticella che si alza
Il paradosso è chiaro. L’IA non libera tempo. Alza l’asticella di quello che ci si aspetta da ciascuno. E chi pensa di usarla per lavorare meno probabilmente si ritroverà a usarla per fare più cose nello stesso tempo.
La promessa della settimana breve, dei pomeriggi liberi, del lavoro che finalmente lascia spazio alla vita, è una storia che l’umanità si racconta ogni volta che arriva uno strumento nuovo. È una bella storia. Ma finora non è mai diventata realtà. E le parole di Altman, uno che queste tecnologie le conosce meglio di chiunque altro, suggeriscono che questa volta non sarà diverso.