Avviso 33 Sicilia: Schifani intima a Turano di fare marcia indietro sui corsi
Schifani ha scritto all’assessore leghista per bloccare la revoca del bando che assegnava 260 corsi e 81 milioni agli enti gestori.
La lettera di Schifani all’assessore: «Rivedere la propria posizione»
Renato Schifani ha scritto all’assessore regionale Mimmo Turano intimandogli di fare marcia indietro sulla revoca dell’avviso 33, il bando che aveva già assegnato agli enti gestori siciliani 260 corsi di formazione professionale e un budget complessivo di 81 milioni di euro, con avvio previsto a settembre, in coincidenza con l’inizio dell’anno scolastico. La lettera è arrivata ieri sera. Dopo due settimane di tensioni nel settore, Palazzo d’Orleans ha deciso di intervenire direttamente.
Il messaggio è netto. Il presidente chiede a Turano di «rivedere la propria posizione sugli atti di programmazione adottati affinché il dirigente generale adotti i necessari consequenziali provvedimenti finalizzati all’avvio dei percorsi formativi nei tempi di legge». E aggiunge che l’assessore dovrebbe avvalersi «del supporto dell’ufficio Legislativo e legale», indicando di fatto che ogni prossimo passaggio dovrà essere concordato con le strutture della presidenza.
Cosa era successo con la revoca del bando
La vicenda nasce dalla decisione dell’assessore leghista di annullare l’avviso 33 e di predisporne uno nuovo. Una mossa che aveva fatto insorgere enti gestori e sindacati: il sospetto, condiviso da quasi tutte le associazioni di categoria, è che l’obiettivo fosse riaprire la partecipazione a enti rimasti esclusi dalla prima graduatoria, soprattutto di area etnea. La reazione era culminata in una riunione particolarmente accesa mercoledì sera.
Schifani non nasconde di condividere le preoccupazioni di chi opera nel settore. Nella lettera scrive che «appare evidente che la revoca dell’avviso 33 e la predisposizione di uno nuovo comporteranno quasi certamente un ritardo nell’avvio dei corsi rispetto all’inizio dell’anno scolastico. E ciò è in netto contrasto con il fine primario di contrastare la dispersione scolastica». Un passaggio che, oltre a sancire la posizione del presidente, fa capire come il tema non sia tecnico-amministrativo, ma abbia implicazioni dirette su migliaia di studenti. Si tratta di corsi nati come alternativa all’ultimo biennio delle superiori.
Enti e sindacati: «Il governo ha compreso le nostre ragioni»
Le parole di Schifani sono arrivate rapidamente agli operatori del settore. La risposta è stata di sollievo. Ninni Panzica e Giuseppe Raimondi della Uil hanno commentato: «Il governo ha compreso le nostre ragioni. Riteniamo che la soluzione suggerita garantisca sia gli allievi che potranno entrare in aula il 15 settembre, sia gli enti di formazione, che riuscendo ad incassare mandati di pagamento per tempo, potranno pagare le retribuzioni ai lavoratori del settore».
Gabriele Albergoni, presidente del Cenfop, ha parlato di un segnale atteso: «è arrivato un segnale importante, che va nella direzione auspicata dagli enti e che consentirà di assicurare il diritto allo studio a quanti hanno scelto i percorsi di istruzione e formazione professionale, evitando ulteriori ritardi e incertezze».
Cosa succede ora
La palla torna a Turano. Il presidente gli ha di fatto indicato la strada: tornare indietro rispetto alla revoca, ripristinare l’avviso 33 e rimettere in moto la macchina organizzativa in tempi compatibili con l’apertura delle aule. Se i corsi partiranno regolarmente a metà settembre, stipendi e diritto allo studio dei ragazzi iscritti saranno al sicuro. Se l’assessore dovesse resistere, la frattura interna alla giunta regionale diventerebbe difficile da ignorare.