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Riforma elettorale Camera, sì con la fiducia

La Camera approva con la fiducia gli articoli della riforma elettorale bocciati a luglio dai franchi tiratori. Domani l’ultimo voto.

DI REDAZIONE EDIC. · 7 OTTOBRE 2026 · ONLINE ALLE 07:37 · ⏱ 3 MINUTI DI LETTURA
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La Camera ha approvato con il voto di fiducia gli articoli 1 e 2 della riforma elettorale, le stesse norme affossate a luglio dal voto segreto dei franchi tiratori. L’aula ha dato il via libera all’articolo 1 con 226 sì e all’articolo 2 con un voto in più, blindando così le preferenze con i capilista bloccati senza alternanza di genere e l’aumento delle firme necessarie, 6mila per collegio, per le liste non rappresentate in Parlamento che vogliono correre alle prossime Politiche.

Il voto per appello nominale è andato avanti per tutto il pomeriggio, deputato dopo deputato, senza sorprese: a scrutinio palese non esistono ribelli. Nessun applauso, nessuna reazione dalla maggioranza al momento del risultato. I parlamentari hanno lasciato l’aula subito dopo, con l’appuntamento rimandato a stamattina alle 9 per l’ultimo voto di fiducia, questa volta a scrutinio segreto.

Presenze obbligate, pochissimi assenti

Anche ieri il divieto di assentarsi è stato rispettato quasi da tutti, maggioranza e governo compresi: meno di dieci gli assenti complessivi. Tra i ministri, risultano giustificati per missione istituzionale solo Francesco Lollobrigida e Giancarlo Giorgetti. Tra i deputati semplici le defezioni si contano sulle dita di una mano: Francesco Mura di Fratelli d’Italia si è presentato in aula con le stampelle.

Sul voto di stamattina, quello decisivo e a scrutinio segreto, il capogruppo della Lega Riccardo Molinari si dice fiducioso: «Tutto tranquillo». Più cauto il forzista Alessandro Sorte, che invita a «non abbassare la guardia» e richiama un proverbio per spiegare il concetto: «Come dice il detto giapponese: anche le scimmie cadono dagli alberi».

Le voci sul voto anticipato

Nonostante le indiscrezioni su elezioni anticipate a maggio, il vicesegretario di Forza Italia Giovanni Donzelli ribadisce che «la legislatura arriverà fino alla fine», aggiungendo con una battuta: «Il 28 novembre è il mio compleanno, se si vota intorno a quella data è perfetto». Gli risponde Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra, che accusa la maggioranza di alimentare confusione sulle date: «Tu dici a novembre e Malan a maggio, state creando una distrazione di massa».

Le critiche delle opposizioni sulla parità di genere

In aula le opposizioni insistono sull’assenza di equilibrio di genere tra i capilista bloccati, i seggi considerati di più sicura elezione. La capogruppo del Pd Chiara Braga parla di «tradimento sulla pelle delle donne» e osserva che «già oggi nessuna donna guida una commissione o uno dei gruppi di maggioranza», perché «gli uomini scelgono altri uomini». Tra le deputate di centrodestra il malcontento resta sottotraccia, contenuto secondo quanto riferito dalle candidature promesse o dal timore di ritorsioni. La deputata di Azione Elena Bonetti commenta: «È faticoso parlare, bisogna essere donne libere, a breve ci saranno le liste da fare». La sottosegretaria forzista Matilde Siracusano, intervistata da SkyTg24, difende invece il sistema senza quote come «una prova di responsabilità» per i partiti, che dovranno «rispondere della posizione destinata delle donne».

I ricorsi annunciati e l’ipotesi Consulta

Per la vicepresidente M5S Vittoria Baldino il ricorso alla fiducia nasce dal precedente di luglio: «Si è visto cosa succede quando i loro parlamentari si sentono liberi di votare». Sulla stessa linea Filiberto Zaratti di Alleanza Verdi e Sinistra, secondo cui «gli alleati si sono dovuti piegare a Meloni, rischiando di essere svuotati elettoralmente». Per Nicola Fratoianni il risultato è «una legge fatta da chi ha paura di perdere e incostituzionale». Si preparano intanto ricorsi in circa trenta tribunali ordinari: secondo i calcoli degli esperti, se l’iter venisse avviato a ottobre una sentenza della Consulta potrebbe arrivare già a febbraio, anche se non esistono obblighi né certezze sui tempi.

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