Legge elettorale Camera, bocciate le pregiudiziali
La Camera boccia a scrutinio segreto le cinque pregiudiziali di costituzionalità sulla riforma elettorale, con Futuro Nazionale a sostegno della maggioranza.
La Camera ha bocciato a scrutinio segreto le cinque pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni contro la riforma della legge elettorale. Il centrodestra ha votato compatto con 229 no contro i 178 sì delle opposizioni, superando così il primo passaggio parlamentare prima del voto finale fissato per l’8 ottobre.
Ai voti della maggioranza si sono aggiunti quelli di Futuro Nazionale, che ha spiegato di non voler sostenere «pregiudiziali ridicole» e si è schierato ancora una volta insieme al centrodestra su un voto definito importante. Diversa la posizione di Azione, che ha criticato metodo e tempistica del testo e ha votato no insieme alle altre forze di opposizione.
Aula piena per lo scrutinio segreto
Il voto segreto a Montecitorio ha registrato una partecipazione quasi totale. Nel centrodestra risultavano assenti solo 7 deputati su 233, con altri 3 in missione tra cui la premier e il ministro Gilberto Pichetto Fratin. Anche sui banchi delle opposizioni, fin dalla prima mattina, si sono visti tutti i leader dei partiti.
Cosa succede nella settimana che porta all’8 ottobre
Lunedì mattina il governo porrà la fiducia sui primi tre articoli del provvedimento modificati al Senato. I primi due riguardano preferenze e firme, e su di essi sono stati presentati una sessantina di emendamenti in Aula. Il terzo articolo, che sarà votato mercoledì sempre con la fiducia, riguarda la revisione territoriale dei collegi di Merano, Bolzano e Bressanone. Su questo punto non ci sono emendamenti, ma resta possibile chiedere il voto segreto: per questo la maggioranza ha scelto di blindarlo comunque con la fiducia.
Diverso il percorso per la modifica all’articolo 8, che estende il voto dei fuorisede ai caregiver: qui si voterà a scrutinio palese, senza fiducia, trattandosi di una materia non direttamente legata alla trasformazione dei voti in seggi. La norma era già stata approvata all’unanimità a Palazzo Madama. Dopo l’esame degli ordini del giorno nel pomeriggio del 7 ottobre, il voto finale sul testo è previsto per il giorno successivo alle 12,30.
Le parole della maggioranza
Il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, non ha nascosto il peso politico dell’appuntamento dell’8 ottobre, definendolo un voto che «ha un valore politico enorme». Un esponente leghista ha commentato l’esito della giornata dicendo «a livello parlamentare è andata», aggiungendo subito dopo che «bisognerà vedere la Consulta».
Le opposizioni annunciano battaglia
Il deputato del Partito Democratico Gianni Cuperlo ha promesso di portare lo scontro fuori dal Parlamento se la riforma dovesse passare: «Se questo vostro scempio sarà approvato, dal giorno successivo la battaglia si trasferirà nelle piazze con un’Italia che non si piega, come avvenuto sul Referendum».
In Aula le critiche si sono moltiplicate. Il Movimento 5 Stelle ha parlato di «una maggioranza disperata che cerca di imbullonarsi al potere», mentre Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra ha definito il testo «incostituzionale, l’ennesima forzatura». Roberto Giachetti ha contestato il fatto che anche con questa legge «una parte determinante degli eletti è predeterminata dai partiti». Riccardo Magi è tornato a criticare l’innalzamento delle firme necessarie per presentarsi alle elezioni, definendolo tra «le norme più incostituzionali ed antidemocratiche» del testo, e ha confermato di proseguire il suo sciopero della fame in appoggio alla richiesta di firme digitali.
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